martedì 14 marzo 2017

RECENSIONE: Carve the Mark. I predestinati di Veronica Roth

CIAO A TUTTI!
Oggi voglio parlare con voi di Carve the Mark, il nuovo libro scritto da Veronica Roth. Il mio parere nei confronti di questo lavoro è negativissimo, quindi mi piacerebbe discutere con voi delle mie perplessità sulla base di ciò che vi ho scritto nel post. :)


Carve the Mark. I predestinati
Carve the Mark di Veronica Roth

Mondadori 17 Gennaio 2017  427 pagine  15,90 €  ITA
In una galassia percorsa da una forza vitale chiamata corrente, ogni uomo possiede un dono, un potere unico e particolare, in grado di influenzarne il futuro. CYRA è la sorella del brutale tiranno che regna sul popolo shotet. Il suo dono, che le conferisce potere provocandole allo stesso tempo dolore, viene utilizzato dal fratello per torturare i nemici. Ma Cyra non è soltanto un'arma nelle mani del tiranno. Lei è molto più di questo. Molto più di quanto lui possa immaginare. AKOS è il figlio di un contadino e di una sacerdotessa-oracolo del pacifico popolo di Thuvhe. Ha un animo generoso e nutre una lealtà assoluta nei confronti della famiglia. Da quando i soldati shotet hanno rapito lui e il fratello, l'unico suo pensiero è di liberarlo e portarlo in salvo, costi quel che costi. Nel momento in cui Akos, grazie al suo dono, entra nel mondo di Cyra, le differenze tra le diverse origini dei due ragazzi si mostrano in tutta la loro evidenza, costringendoli a una scelta drammatica e definitiva: aiutarsi a vicenda a sopravvivere o distruggersi l'un l'altro. Carve the Mark - I predestinati è un racconto sul potere, l'amicizia e l'amore in una galassia carica di doni inaspettati.

My rolling thought
Ogni marchio è testimonianza di una perdita. Non di un trionfo.
Non aspettavo con particolare ansia l’uscita di Carve the Mark, ero semplicemente curiosa di leggere una nuova storia scritta da Veronica Roth. Lo ero principalmente perché l’autrice stessa aveva annunciato di aver scritto qualcosa di più maturo - storia più matura, personaggi più maturi, stile di scrittura più maturo - rispetto a Divergent, e sono sempre ben disposta nei confronti di un autore quando mi fa simili promesse di crescita rispetto al suo lavoro precedente.
Purtroppo Carve the Mark non mi è piaciuto per niente: non l’ho trovato né maturo né originale né scritto e né pensato bene; non un passo avanti rispetto a Divergent, ma molti di più indietro.
Il libro è ambientato su un pianeta distante in cui le persone sviluppano poteri unici chiamati donicorrenti, donati appunto da una corrente magica che scorre nella galassia. Molte persone trovano utili i loro doni, ma per altre questi doni possono essere un vero e proprio peso, e finiscono per diventare un mezzo da sfruttare per il vantaggio di altre persone. Questo è il caso di Cyra e Akos, due ragazzi che provengono rispettivamente da Thuvhe e Shotet, in conflitto tra di loro.
La storia è confusa e mi chiedo ancora cosa abbia letto. Questa confusione riguarda un sovraccarico di informazioni che in realtà non vengono spiegate. Ho letto diversi libri con un’ambientazione o un world-building molto ricco, complesso e particolare (Sanderson, Martin, Tolkien), con tanti nomi e informazioni da tenere a mente, ma non mi sono mai sentita così persa e confusa come invece mi è successo qui. C’è una confusione pazzesca tra nomi di pianeti, piante, lingue, modi di combattere; viene tutto gettato sulla carta senza che si riesca a fermarlo chiaramente in testa per poterlo ricordare.
Inoltre la storia non è abbastanza coinvolgente ed efficace, anzi l’ho trovata molto noiosa, piatta e banale. L’azione c’è occasionalmente ma non è l’inizio di qualcosa: nasce e muore, così. Ogni volta che succedeva qualcosa pensavo “ecco, adesso ci siamo”, ma no, non ci siamo, e la storia non ingrana nemmeno nelle battute finali del libro. Questo, unito a tutta la confusione, non mi ha messo nella giusta predisposizione, e mi sono letteralmente trascinata fino all’ultima pagina. Secondo me, la Roth non è riuscita a trovare il giusto compromesso tra ritmo e contenuti della storia.
Un’altra pecca è quella che riguarda l’ambientazione. L’ambientazione è nello spazio, ma in realtà non c’è ambientazione. Per alcuni potrebbe essere positivo che non si senta l’ambientazione spaziale, ma per me non è affatto così: se ambienti una storia nello spazio, me lo descrivi anche. È come se questa storia potesse essere ambientata ovunque, non c’è quella particolare caratteristiche che renda necessaria o giustificabile un’ambientazione come questa. E ciò ha conseguenze anche sulla costruzione del world-building, di cui ho parlato prima: non mi bastano nomi di pianeti e rituali messi a caso, in libri del genere per me è fondamentale avere un’ambientazione adeguata.
Anche i personaggi non sono abbastanza interessanti. A pagina cento non sapevo ancora di che pasta erano fatti: mi stanno simpatici, antipatici? Sono odiosi, li ritengo forti? Conosco solo il loro fato e il loro dono, ancora adesso non riesco ad averne una valutazione. Sono anonimi e come tanti altri ma il gentile Akos mi rimane più sconosciuto di Cyra, la cui vita è segnata dal dolore e dalla perdita e che nasconde la sua fragilità sotto una corazza di ferro.
È interessante l’intero discorso sul fato di ogni persona - si diventa quello che era scritto che diventassimo? O ci si può opporre? -, ma non si va oltre lo sfruttare questa trovata per giustificare determinate azioni da parte dei personaggi.
Come in ogni ya, anche in Carve the Mark c’è l’antagonista da combattere. In questo caso si tratta del fratello di Cyra, il malvagio, violento e tirannico sovrano di Shotet che usa il dono della sorella per realizzare i suoi piani e torturare i suoi nemici. Non è un cattivo con una psicologia complessa o un particolare approfondimento psicologico, è cattivo solo perché le sue azioni sono tali per Akos e Cyra e perché si contrappone a loro. Io mi domando: perché sei cattivo, perché sei diventato così, qual è la tua storia, cosa pensi?
Questo libro mi è parso semplicemente mancanza di creatività. Il tema dei poteri, nonostante mi piaccia sempre, è visto e rivisto e qui non ha nulla di originale o coinvolgente; ci sono echi di Star Wars, Shatter Me, Divergent stesso e mille altri ya del genere.
Neanche lo stile di scrittura si salva. Ricordo frasi nella trilogia di Divergent molto intense e dense di significato; qui lo stile è piatto, non particolarmente coinvolgente, una semplice cronaca di azioni.
Era possibile lavorare su molte cose: la questione del fato e il conflitto interiore di Cyra che nasce dal suo dono, per dirne due.
Prima di concludere, vorrei un attimo concentrare l’attenzione su due questioni in cui mi sono imbattuta andando alla ricerca di pareri una volta concluso il libro e che non mi sento di ignorare. Con Carve the Mark, Veronica Roth è stata accusata di razzismo e di aver sfruttato le malattie croniche per il dono di Cyra. Per quanto riguarda questo secondo punto, durante la lettura, mi sono ritrovata anch’io nel pensiero di tutte quelle persone che, soffrendo o comunque conoscendo persone che convivono con questa malattia, hanno detto a gran voce che non è un dono provare dolore. Io non ho nessuna voce in capitolo perché non ne soffro e non conosco persone che ne soffrono ma, dal mio punto di vista, trovandomi d’accordo con “il dolore non è un dono”, la questione non è stata ben approfondita dalla Roth. Cosa voglio dire? Come per il fatto del “cattivo”, non ho visto particolare cura nel descrivere la situazione di Cyra, non c’è un percorso psicologico che possiamo seguire affinché la storia di questa ragazza possa essere d’ispirazione per altre persone. Per la prima questione, beh, questa è più complessa. Io ho svolto una lettura davvero molto, ma molto superficiale da un certo punto in poi perché altrimenti non sarei arrivata alla fine del libro, pertanto non ho colto questi riferimenti razziali. Pur non avendoli colti, sono sempre e comunque contro ogni forma di razzismo e, se delle persone hanno percepito questo, la discussione non è da sottovalutare. Io non sono la Roth e non sono nella sua testa ma, sapendo che la maggior parte degli ya operano per stereotipi (un’altra cosa che andrebbe abbattuta), secondo me è semplicemente scivolata. Ma comunque non voglio giustificare nessuno, qui voglio dire solamente che è fondamentale rappresentare nei libri l’intero spettro umano, oltre che avere libri scritti come si deve.
Con questo sono davvero arrivata alla fine! Cosa vorrei che venga migliorato nel secondo libro: beh, tutto! In generale, vorrei tutto più approfondito e trattato con cura (personaggi, ambientazione, storia) ma a questo punto non sono per niente invogliata a continuare questa nuova storia della Roth.
Non posso fare altro che sconsigliarvi nel modo più assoluto Carve the Mark dopo tutto questo papiro ma, siccome il mio è solo un parere tra tanti, vi consiglio - come sempre - di leggerne altri e prendere la vostra decisione.

★ ☆ ☆ ☆ ☆
Yuck. >.<

16 commenti:

  1. La Roth già con Divergent secondo me aveva fatto un percorso in discesa.
    Non a livello di trama, perchè comunque a me il finale è piaciuto, ma parlo proprio a livello di stile. Tra i primi due e il terzo volume sembra esserci una differenza abissale. Si è un po' conformata ai libri scritti solo in previsione del guadagno, tralasciando chiarimenti e ignorando alcuni dubbi che tuttora galleggiano nel vuoto. Vedo con dispiacere che ha fatto altrettanto con questo nuovo romanzo da cui, dopo la tua recensione che mi pare molto obiettiva, mi terrò alla larga!

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    1. A me questo libro è sembrato solo un grande calderone in cui sono state buttate cose abbastanza a caso e già viste senza dare alcuna spiegazione.
      Mi dispiace perché, pur riconoscendo di non essere una "fan accanita", la Roth mi è sempre piaciuta.
      A questo punto mi chiedo se alla fine la cosa dipenda da me: dopo aver letto tanti di questi libri, forse mi ci approccio in modo più critico?

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  2. Io non ho apprezzato Divergent, quindi non leggerò questo romanzo. Poi mi è bastato sentire tutte le polemiche di cui hai parlato anche tu per escluderlo del tutto.

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    1. Se mi fossi imbattuta in queste polemiche prima, probabilmente non l'avrei letto. Non perché volevo prendere parte a quello che mi è sembrato un vero e proprio boicottaggio, ma perché so qual è la mia posizione davanti a determinati argomenti. È vero che bisogna provare in prima persona per farsi il proprio pensiero e non parlare senza cognizione di causa, ma pensandoci bene adesso è stato solo uno spreco di risorse.

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  3. Ogni volta che sono andata in libreria ero un pochino tentata a prenderlo ma poi mi ricordavo degli ultimi due libri di Divergent e pensavo che non valeva la pena spendere tanto per qualcosa che pensavo non mi sarebbe piaciuto. Dopo aver letto la tua e le recensioni negative di tanti altri riguardo questo libro, non posso che essere sollevata nel non averlo preso. Non penso che il mio giudizio sarebbe stato positivo su questo romanzo proprio perché la Roth mi aveva già un po' delusa con gli ultimi due libri di Divergent, quindi figurati con questo ^^"

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    1. Io invece non pensavo di rimanerne così delusa perché la trilogia di Divergent mi è piaciuta tutta! ϵ( 'Θ' )϶
      In genere non mi fido quando di un libro ci sono solo recensioni positive, ma mi sono imbattuta in molti pareri di lettori italiani positivissimi e diciamo che mi sono sentita rassicurata. XD Il problema è che adesso non capisco come possa essere piaciuto.

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  4. A me non è piaciuto neanche Divergent, quindi questo qui li lascerò senza nessun rimpianto in libreria :/

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    1. Lasci, lascia! Non credo che Carve the Mark riesca a farti cambiare idea per farti piacere Veronica Roth. ( ̄ー ̄)

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  5. Ho in lettura questo libro da mesi ormai, non ne vuole sapere di ingranare e in parte capisco ciò che dici. Eppure vorrei così tanto che mi prendesse :(

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    1. Ecco, anche io capisco perfettamente perché non riesci ad andare avanti perché è successo anche a me e pure io avrei tanto voluto che mi piacesse. Mi ha fatto solamente innervosire questa situazione. XD

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  6. Neanche a me è piaciuto, meno male che non sono l'unica! L'ho trovato noioso, incoerente e incomprensibile, poco originale e poco scorrevole.. Poi anche troppo simile ad altri ya.. Insomma, una vera delusione!

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    1. Anche io ho avuto la sensazione di star leggendo un romanzo come tanti altri del genere – e per di più costruito in modo discutibile. :/

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  7. Ottima recensione, un'analisi davvero ricca e approfondita *o* brava!
    Per quanto alla fine, nel periodo in cui l'ho letta ai tempi, la serie di Divergent mi sia piaciuta... Carve the mark non mi ha mai attirato per niente... e mi sa a buon ragione! Penso che continuerò a evitarlo come la peste :D
    Peccato però, che la Roth non abbia proprio avuto margine di miglioramento ._. triste la cosa!

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    1. Grazie! ^^"
      Sono stata attratta proprio dalla promessa del "più" rispetto a Divergent ma no, aiuto, non capisco cosa sia successo con Carve the Mark. o_o

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  8. Io ci ho provato. Ci ho provato a finirlo ma dopo 231 pagine mi sono dovuta fermare per la mia sanità mentale. Troppo lento. Troppo noioso. Praticamente non è successo nulla.

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    1. Capisco perfettamente. =_____________= Anche per me è stato troppo lento, troppo noioso, troppo tutto in negativo.

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thank u.
i love reading your rolling thoughts.♡