martedì 11 aprile 2017

❃ Una settimana con (i film di) Sofia Coppola ❃

Ciao a tutti!
Oggi provo a parlarvi di film e lo faccio prendendo spunto da una piccola esperienza nata dal caso che si è trasformata immediatamente in un’iniziativa personale.
Un paio di settimane fa, di lunedì, mi sono finalmente decisa a vedere Marie Antoinette di Sofia Coppola; erano mesi e mesi e mesi che volevo farlo e, sfruttando la predisposizione del momento alla visione di un film, me ne sono ricordata e ho premuto PLAY. Mi è piaciuto tanto, ma così tanto, che mi sono detta “Adesso devo vedere The Virgin Suicides”; dopo aver visto The Virgin Suicides, Lost in Translation è diventato d’obbligo. Avete capito come è andata a finire: nell’arco di una settimana mi sono vista tutti i film di Sofia Coppola (mi sono risparmiata A Very Murray Christmas perché a) odio i film di Natale, e perché b) non mi attirava per niente) incluso uno dei suoi due primi cortometraggi, Lick the Star.
Non so se come post potrebbe interessarvi ma io ho voglia di parlar-e/-vi di quello che ho visto :-) spero di riuscire a incuriosirvi e magari a farvi scoprire anche qualcosa di potenzialmente interessante e/o piacevole.


Prima di vedere Marie Antoinette, Sofia Coppola e io non ci siamo mai incrociate. Ovviamente la conoscevo di nome per essere la figlia di Francis Ford Coppola ma nulla di più, gli unici titoli della sua filmografia a me familiari erano — appunto — Marie Antoinette, The Virgin Suicides, Lost in Translation e anche The Bling Ring. Non sapevo che premi avesse vinto o se ne avesse vinto qualcuno, non conoscevo i giudizi della critica o quelli dei comuni spettatori nei confronti dei suoi lavori, le tematiche da lei affrontate o se ne aveva qualcuna a lei cara, e in totale quanti film avesse girato. Nulla di nulla, insomma.

Lick the Star (CORTOMETRAGGIO, 1998) - In poco meno di un quarto d’ora, Sofia Coppola racconta in bianco e nero il piano di un gruppo di ragazze per avvelenare i loro compagni di scuola.
È stato l’ultimo lavoro di Sofia Coppola che ho visto in ordine di tempo quindi sono riuscita a cogliere chiaramente tutte le tematiche care a questa regista (le difficoltà che si possono incontrare e vivere durante l’adolescenza, il senso di unione che caratterizza un gruppo di amiche o sorelle, il senso di solitudine e isolamento che si può provare anche se si è in mezzo alla folla) che riprenderà e svilupperà nei suoi film successivi, e alcune sue tipiche sequenze narrative (i personaggi che osservano da dietro il finestrino della macchina cosa c’è fuori).

The Virgin Suicides (IL GIARDINO DELLE VERGINI SUICIDE, 1999) - Tratto dal romanzo di Jeffrey Eugenides, The Virgin Suicides è la storia delle giovani, belle e biondissime sorelle Lisbon (Therese, Mary, Bonnie, Lux e Cecilia), oggetto del desiderio e delle fantasie dei ragazzi del vicinato, accomunate dal fatto di essersi tolte tutte la vita nel giro di un anno.
Avevo letto il libro di Eugenides qualche anno fa e lo ricordavo abbastanza bene, e secondo me Sofia Coppola ne ha fatto una trasposizione molto fedele e per niente da meno. La Coppola mantiene la narrazione da un punto di vista esterno, quello di uno dei ragazzi che osserva le sorelle e cerca di entrarvi in contatto, e riesce a (ri-)creare quell’aura di mistero e di imperscrutabilità che circonda le sorelle e che non ci farà mai conoscere nel concreto i loro pensieri attraverso le sue riprese, là dove Eugenides incantava con le sue parole: toni caldi come il giallo e l’arancione vengono utilizzati per descrivere l’atmosfera sognante e vitale di quando le sorelle erano ancora e si sentivano vive, toni freddi come il verde e l’azzurro per la sofferenza e la consapevolezza sempre più forte di non riuscire a sottrarsi ad un lento scomparire. Così come la malattia ha attaccato gli alberi del quartiere che devono pertanto essere abbattuti, il morbo del mantenere le apparenze di una famiglia perfetta ha attaccato la famiglia Libson: una fragile facciata dietro la quale si nascondono una madre dal pugno di ferro che predica a memoria una fede svuotata di ogni significato e un padre apatico, privo di iniziativa, che sta lì, adagiato sulla poltrona.

Lost in Translation (LOST IN TRANSLATION - L’AMORE TRADOTTO, 2003) - Protagonisti sono Bob e Charlotte, un divo della televisione alla fine della sua carriera il primo e una giovane donna già delusa dalla vita la seconda. Entrambi si trovano a Tokyo per motivi diversi e le loro anime affini sono destinate ad incrociarsi nelle stanze dell’hotel in cui soggiornano.
Lost in Translation è il tipico caso “tante cose”. Penso che sia quel tipo di film che più lo si guarda e più ci si trovano significati sempre diversi e nuovi, dettagli che durante la visione precedente sono sfuggiti. L’ho trovato un film molto intenso e di grande sensibilità, soprattutto nella presentazione dei due protagonisti e nel percorso che entrambi compiono, e costruito in modo ingegnoso, per opposizioni. Bob e Charlotte sono due personaggi che si sentono isolati e incompresi, e il fatto che si trovino a Tokyo, una città a loro estranea di cui non conoscono né lingua né cultura, amplifica il loro senso di alienazione: Charlotte non riesce più a provare niente anche stando in mezzo alla gente; Bob, che forse è stato fin troppo circondato dalle persone per via della sua carriera lavorativa, non può fare a meno di approcciarsi agli altri con ironia e una punta di amaro cinismo. Tokyo è una grande metropoli, moderna, veloce e affollata, rumorosa e ricca di parole non solo pronunciate ma anche trasmesse dai pannelli pubblicitari, ma è solo tra sguardi rubati e senza comunicare o al buio e nel silenzio delle loro stanze che Bob e Charlotte riescono a toccarsi.

Marie Antoinette (MARIE ANTOINETTE, 2006) - Marie Antoinette è la rilettura in versione pop della vita di Maria Antonietta, moglie di Luigi XVI, dal momento della sua consegna a Versailles fino allo scoppio della Rivoluzione francese.
Questo film mi è piaciuto un sacco, credo di adorarlo. Visivamente parlando è stupendo e personalmente mi ha dato tanta ispirazione. Ogni singolo frame è suggestivo ed elegante, e le inquadrature degli interni e degli esterni, le scale cromatiche di abiti e tappezzeria, l’accostamento di tutti i singoli elementi decorativi sono gestiti in modo perfetto. Ancora una volta Sofia Coppola affronta i temi dell’alienazione e del senso di solitudine che possono stringere l’animo umano uniti alle difficoltà che si possono incontrare durante l’adolescenza. Maria Antonietta, diventata Regina di Francia a soli diciannove anni, viene letteralmente strappata dalla sua famiglia e dal suo paese natale e gettata in un luogo a lei estraneo, tra le cattiverie e le angherie della corte, alle prese con un marito che non conosce per niente. Frustrata dalla monotonia, dall’assenza di vicinanza umana e dalle pressioni a cui è sottoposta giornalmente, la giovane regina si abbandona così ad una serie di frivolezze e piaceri mondani per nascondere le sue fragilità, l’adolescente ingenua e smarrita che in realtà è. L’apparente leggerezza e spensieratezza che caratterizzano tutta la pellicola spariscono di colpo nelle ultime battute, quando improvvisamente ci si ritrova davanti una Maria Antonietta stanca e disillusa, probabilmente la versione di se stessa che nel corso del tempo è arrivata ad essere e che ha cercato di tenere lontana il più possibile per riuscire a sopravvivere in quella terra straniera, poco prima della rivoluzione. Non c’è bisogno di mostrare il processo e la morte sotto la ghigliottina, Sofia Coppola si ferma un attimo prima. Tutto ciò che rimane prima che lo schermo si annerisca per poi mostrare la camera da letto di Maria Antonietta e Luigi completamente distrutta, è lo sguardo malinconico dei due sovrani.

Somewhere (SOMEWHERE, 2010) - Johnny Marco è una famosa star del cinema. Ospite di un prestigioso hotel, trascorre le sue giornate tra alcol, donne, macchine e folle di fan. Lo scontro con la realtà avviene quando deve prendersi cura della figlia undicenne Cleo.
Somewhere per me è stato la lentezza e la noia, seppur capisca che all’interno del film abbiano il loro senso e il loro significato. Per certi versi la trama ricorda quella di Lost in Translation, una nuova variazione sul tema della solitudine e dell’alienazione di una star del cinema annoiata e probabilmente anche depressa, ma senza andare troppo in profondità come invece ha fatto la precedente pellicola. Le parti con Elle Fanning sono state molto dolci e carine: Cleo rappresenta la possibilità di Johnny di affacciarsi e provare di nuovo la vita, e i giorni trascorsi con lei sono molto sereni e pieni di umanità, non vengono utilizzati da Sofia Coppola per la rappresentazione della crisi interiore del padre. Quella c’è prima, e il dopo è solo la punta della presa di coscienza da parte dell’uomo di dover dare uno scossone alla sua esistenza e in qualche modo tornare alla vita, quella vera. Probabilmente la parte più emblematica di tutto Somewhere è il momento in cui il protagonista, dopo essersi sottoposto ad una seduta di make up, si trova davanti allo specchio e ciò che vede riflesso è il suo volto da anziano triste e svuotato.

The Bling Ring (BLING RING, 2013) - Sapevo che The Bling Ring non mi sarebbe piaciuto ancor prima di iniziarlo semplicemente perché la storia di un gruppo di adolescenti annoiati che va a rubare a casa delle più famose star del momento non mi interessa per niente.
L’unica cosa un minimo interessante è stata la citazione finale di Marc, ovvero «Io trovo strano che tante persone mi adorino per un gesto disprezzato dalla società ma questo dimostra che l’America ha un fascino perverso per ‘Bonny & Clide’ e storie così».


L’ordine in cui ho visto i lavori di Sofia Coppola durante la settimana è stato questo: Marie Antoinette, The Virgin Suicides, Lost in Translation, The Bling Ring, Somewhere, Lick the Star.
Se dovessi stilare una classifica di gradimento dei suoi film, credo sarebbe così:
i. Marie Antoinette
ii. Lost in Translation
iii. The Virgin Suicides
iv. Somewhere
v. The Bling Ring

A settembre dovrebbe uscire un nuovo lavoro, The Beguiled (L’inganno), remake del film La notte brava del soldato Jonathan (1971). Sono molto curiosa di vederlo perché Sofia Coppola mi piace e poi nel cast ci sono di nuovo Kirsten Dunst e Elle Fanning, che ho trovato carinissime negli altri film.

Come dicevo all’inizio, spero di non avervi annoiato ma di avervi incuriosito e fatto conoscere il mio parere riguardo i film di Sofia Coppola. Fatemi sapere nei commenti se avete mai visto qualcosa di questa regista e qual è la vostra opinione, se siete d’accordo o meno con me, se vi ho fatto venire voglia di vedere qualcosa e se avete qualche consiglio per me per una nuova regista-maratona. CIAU ~

4 commenti:

  1. Ho visto quasi tutto di Sofia Coppola, a parte Lick the Star - che però mi interessa molto - e Somewhere.
    Lost in Translation l'ho visto giusto il mese scorso e il finale - ma comunque la storia in generale - mi ha colpita molto. Come te, credo sia uno di quei film che ti danno qualcosa di nuovo ogni volta che li riguadi e quel qualcosa cambia anche a seconda dell'età che hai quando lo riguardi.
    The Virgin Suicides l'avevo visto moltissimi anni fa e il libro l'ho letto lo scorso ottobre, però lo ricordavo ancora bene e mentre lo leggevo pensavo che la Coppola fosse stata brava a riportare tutti i sentimenti e le sensazioni che emergono nel romanzo in maniera visiva.

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    1. Oh, evviva! Sono contenta di leggere che qualcuno abbia visto i film di Sofia Coppola e che li abbia apprezzati!
      Lost in Translation e The Virgin Suicides mi sono piaciuti molto entrambi, si sono combattuti il secondo posto. Alla fine ho scelto Lost in Translation proprio perché può dare qualcosa di nuovo ad ogni visione. :)

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  2. Adoro i film di Sofia Coppola, non ho visto Bling Ring e Somewhere, ma non mi ispiravano proprio, al contrario, Lost in Translation, le vergini suicide e Marie Antoniette sono stati spettacolari...non saprei dire quale dei tre ho preferito, forse con le vergini suicide ho un rapporto particolare grazie al libro di Eugenides

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    1. Concordo! Probabilmente The Bling Ring e Somewhere sono i più deboli, gli altri tre sono spettacolari. ^w^

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