martedì 27 giugno 2017

✎ NILIHUÈ: La quinta notte & Sketchbook di Ofride

Ciao a tutti!
Oggi voglio parlarvi di un fumetto che mi piace tantissimo e di cui aspetto con trepidazione il seguito. Ne sono quasi ossessionata perché racchiude in sé tutto quello che mi piace non solo leggere ma anche tutto quello che mi piace in generale: fiori, natura, arte, una famiglia reale, principesse, una tribù indigena, riti di iniziazione, magia, folclore, mistero, sogni, rituali, atmosfere surreali. Se dovessi descrivermi o identificarmi con un fumetto, lo farei proprio con Nilihuè.



Nilihuè. La quinta notte
di Ofride

Autoproduzione • Ottobre 2016 • 56 pagine • 7,00 € • ITA
La principessa Argento è perseguitata da incubi orribili. Perla, sua sorella minore, contrae un’infezione mortale. La sua unica speranza è nelle conoscenze sciamaniche della tribù Wayta, al di là delle montagne. Attraverso il suo viaggio, Argento scoprirà a sue spese il legame tra i suoi incubi, l’infezione di Perla e il passato oscuro della tribù. I sogni della fanciulla saranno una maledizione o una benedizione?
My rolling thought
All’improvviso vidi uscire dall’acqua una strana creatura. Sembrava una bambina, ma la sua pelle e i suoi capelli erano pallidi come il volto della luna.
La piccola Argento è la seconda delle quattro figlie di Agata e Turchese, i sovrani del Reame di Gemmae. Insieme alle sue sorelle Ambra, Quarzo e Perla, e ai suoi genitori è ospite della tribù Wayta per la celebrazione della cerimonia che sancirà l’alleanza tra la famiglia reale e la tribù. La notte dopo la cerimonia Argento, guidata nel sonno da dei misteriosi spiriti, si inoltra nella foresta ma, dopo essersi scontrata con delle strane creature, viene spinta nel fiume. Oro, un ragazzino della tribù Wayta che si trova nel bosco per portare a termine il suo rito di iniziazione, la salva e la riporta indietro al villaggio ma durante il loro cammino succede qualcosa di inaspettato e misterioso: i fiori della Nilihuè sbocciano, e l’ultima fioritura risale a quattordici anni prima.


La quinta notte è il primo atto della storia che vede come protagonisti la principessa Argento e le sue sorelle, Oro e la tribù Wayta. Questo è un volume puramente introduttivo, il preludio alle vicende che si svilupperanno nel seguito (o nei seguiti, spero!), in cui Ofride presenta al lettore personaggi e ambientazioni.
Si nota fin da subito tutta l’attenzione e la meticolosità che l’autrice ha messo nella realizzazione della sua storia, in particolare nella scelta dei nomi dei luoghi, nella costruzione delle ambientazioni, negli usi e nei costumi di entrambe le popolazioni, e negli attributi di ogni singolo personaggio.
Tutto ciò che ha a che fare con la famiglia reale fa pensare a un racconto fantasy o fiabesco, con questi abiti sontuosi e acconciature elaborate, i toni pastello e l’abbondanza di fiori e di gemme; la tribù Wayta ricorda gli indiani d’America, con i suoi rituali e le sue tradizioni, le sue stoffe colorate e i suoi idoli.
Leggendo questo primo volume di Nilihuè, ho avuto più volte l’impressione di star osservando un quadro di Alfons Mucha o Gustav Klimt, o ancora una pittura preraffaellita per via delle atmosfere e delle ambientazioni; scoprire, a fine volume, che l’autrice ha preso ispirazione proprio da questi artisti e dall’Art Nouveau mi ha elettrizzato ancora di più! Nilihuè è riconducibile a questo movimento artistico, ne prende ispirazione e lo rievoca, ma tutto è gestito con quel tocco personale che fa emergere l’essenza di Ofride.
I disegni di Ofride sono meravigliosi, realizzati tutti a mano e colorati ad acquerello con soli pochi dettagli rifiniti in digitale. Ha un tratto molto morbido, dolce, elegante e aggraziato.
Mi sono affezionata tantissimo ai personaggi, in particolare alle principesse e a Oro: ad Argento per via del suo carattere tranquillo e della sua passione per la botanica; a Perla per il suo carattere allegro e per il suo grande amore per gli animali; ad Ambra per il suo carattere serio e responsabile, essendo l’erede al trono del Regno di Gemmae; a Quarzo per il suo carattere da maschiaccio e ribelle; a Oro per la sua bontà e generosità. Ognuno ha una caratterizzazione ben precisa e definita, e muoio dalla voglia di conoscere le sorti di ogni singolo personaggio.
I punti interrogativi sono molti, i sogni (o gli incubi?) della principessa Argento ancora misteriosi e indecifrabili. C’è tantissimo potenziale e io sono rimasta affascinata da Nilihuè, quindi non posso non consigliarvelo.


A corredo di Nilihuè, è stato realizzato uno Sketchbook che raccoglie sketch e studi dei personaggi nonché una breve storia che vede come protagonisti Argento, le sue sorelle, Oro e… delle farfalle.

★★★★★
Wonderful. *^*

L’autrice
Elena Bia, classe 1987 (alias Ofride), è entrata da poco nel mondo del fumetto autoprodotto con la sua opera Nilihuè. Ama la natura, i fiori, il the e le giornate di sole. Durante gli studi accademici e successivamente ha lavorato con l'Espresso, l'associazione Anonima Fumetti, la Red Whale, lo Studio Arancia e l'Enarmonia Pictures per diversi progetti, volumi di illustrazione, fumetto (per testate francesi e italiane) e animazione. Attualmente lavora come docente statale, continuando a perseguire il suo sogno: rendere la propria passione il suo impiego principale.

venerdì 23 giugno 2017

☀︎ MARE DI LIBRI 2017 ☀︎

Ciao a tutti!
Oggi finalmente vi parlo della mia esperienza alla X edizione di Mare di Libri. Lo so che vi ho parlato di questo festival in tutte le salse, sia negli ultimi tempi che in passato, ma è un evento straordinario, che racchiude in sé il vero significato della letteratura e che sa esprimere al meglio lo spirito di condivisione che lega un lettore a un altro lettore a un altro lettore ancora, e nel mio piccolo vorrei contribuire a questa realtà così unica e speciale.
Per sottolineare l’importanza e l’unicità di questo festival, vorrei citare le parole dette da Aidan Chambers durante il suo incontro:
È un festival unico questo perché, per quanto ne so io, nessun altro, né in Europa né nel resto del mondo, ha un festival del libro organizzato letteralmente dai giovani e portato avanti dai giovani.
Non è stato solo Aidan Chambers a riconoscerlo ma anche Janne Teller, autrice del libro Niente.
Mare di Libri è un momento magico e di grandissimo arricchimento, ha il potere di farci riconnettere con il nostro io lettore, di toccare la nostra sensibilità, e di farci spalancare le porte e le finestre delle nostra mente. È un momento per entrare in contatto con i nostri autori preferiti, conoscerne di nuovi, sentirli parlare e relazionarci con altri lettori. I giovani volontari sono fantastici: entusiasti, professionali e sempre pronti a dare indicazioni e risolvere dubbi!


Io ho partecipato venerdì 16 e sabato 17, quindi avrete il resoconto di queste due giornate. Inoltre mi è stata data la possibilità insieme a Denise (READING IS BELIEVING), Juliette (SWEETY READERS) e Valentina (LEACOMY IN WONDERLAND) di intervistare tre autrici ospiti del festival, quindi nei prossimi giorni condivideremo con voi le nostre domande e le loro risposte. Se volete sapere com’è stata invece la giornata di domenica 18, vi consiglio di fare un salto sui loro blog.


VENERDÌ 16 GIUGNO

ELOGIO DEL LETTORE  Incontro con Aidan Chambers
Quello che dovete ricordarvi è che leggere significa due cose: è un grande piacere ed è un grande potere. Essere in grado di leggere in maniera estremamente competente vi aiuta a comprendere voi stessi, vi aiuta a comprendere gli altri e vi aiuta a diventare chi volete essere.
La decima edizione di Mare di Libri si è aperta con una lectio magistralis tenuta da Aidan Chambers sulla figura del lettore. Protagonista del primo incontro della prima edizione del festival, uomo brillante e scrittore straordinario, è stato nominato volontario ad honorem per il suo importante e assiduo contributo durante tutti questi anni.
Dal suo incontro, ho trascritto quattro pagine di saggezza che ho prontamente attaccato al muro come regola di vita. QUI potete trovare la diretta dell’evento. Vi consiglio davvero con tutto il cuore di dedicarle un’oretta del vostro tempo perché, qualunque cosa possa scrivere io, non sarà mai come ascoltare le esatte parole di Aidan Chambers.
Quello che posso dirvi è che stato un incontro illuminante, un percorso che, attraverso la proiezione di diverse immagini, ha voluto sottolineare l’importanza e il potere della lettura nella vita di ogni singola persona, indipendentemente dalla sua provenienza, età, etnia, status sociale.
I libri possono spiegarci e insegnarci chi siamo e farci entrare in relazione con gli altri, perché la lettura è un fatto sociale. Noi pensiamo che la lettura avvenga nei nostri cervelli ma in realtà si sviluppa all’interno di tutto il nostro corpo: i libri hanno un certo impatto su di noi, hanno un odore, li leggiamo con gli occhi o ad alta voce, in piedi, sdraiati o in qualche altra assurda posizione!
Noi, gli adulti, abbiamo una grossa responsabilità nei confronti dei libri: dobbiamo trovare tutti i libri migliori che possiamo e mostrarli ai bambini e ai ragazzi, essere degli educatori per loro.
Ogni lettore ha delle letture che rientrano nella cosiddetta “comfort zone”, altre che necessitano un certo grado di creatività. Ogni persona è sia un lettore confort che un lettore creativo, qual è la differenza? Vi consiglio di scoprirlo guardando la registrazione, potreste anche riuscire a sbirciare all’interno del "Quaderno degli esercizi" di Chambers. ;)

L’ARTE DI ESSERE NORMALE  Incontro con Lisa Williamson

Leggere un libro di narrativa è il miglior modo di conoscere le cose.

Non ho letto L’arte di essere normale, il libro di Lisa Williamson pubblicato qui da noi da Il Castoro nella collana Hotspot, ma ho partecipato al suo incontro con grande interesse perché ritengo sia importante portare la realtà LGBT+ all’interno dei libri — ritengo sia importante parlare di e riportare qualunque realtà esistente al mondo all’interno dei libri.
La Williamson ha detto di aver lavorato in una clinica di persone transgender minorenni e di aver incontrato molte famiglie e genitori, e che ogni persona affronta questa situazione in maniera molto diversa l’una dall’altra. Le sue parole sono state piene di positività rispetto una realtà che in un futuro non troppo lontano sarà ritenuta davvero normale. Ciò che mi ha colpito di più è il fatto che i ragazzi che hanno letto questo libro lo hanno fatto leggere a loro volta ai loro amici e ai loro famigliari come mezzo per esprimersi, per dire “è esattamente così che mi sento”. In un certo senso, l’incontro con Lisa Williamson è stato la naturale prosecuzione di quello di Aidan Chambers: i libri come mezzo per conoscere noi stessi e diventare chi vogliamo essere.

BAR LENTO • Firmacopie Aidan Chamber, Peppo Bianchessi e Beatrice Masini

IO DICO NO  Reading di e con Daniele Aristarco

Io dico no è un libro in cui mi ero imbattuta per caso nei giorni precedenti al festival e aveva catturato la mia attenzione per il suo essere sulle stesse note di Storie della buonanotte per bambine ribelli. Si tratta di un volume che prende in considerazione tutti quei NO che hanno cambiato la storia, vere e proprie battaglie (alcune di queste ancora in corso) portate avanti con la forza delle parole da persone che hanno preferito viaggiare controcorrente per il riconoscimento di determinati diritti civili.
L’incontro con Daniele Aristarco è stato una reading di alcuni brani di questo libro. Non avevo mai partecipato ad una sessione di lettura in cui lo stesso autore legge brani dal suo stesso libro, è stata un’esperienza formativa ricevere il libro direttamente da chi l’ha scritto.

FIABE DELLA BUONANOTTE. L’ALTRA SIRENETTA 
Incontro con Alessia Canducci, Silvia Vecchini, Sualzo

Oh, La Sirenetta! Se siete lettori abituali del blog, sapete già quanto amo la fiaba di Andersen (ne parlo QUI e QUI), poterne vedere una rappresentazione dal vivo è stato emozionante.
Alessia Canducci ha interpretato il testo e Sualzo si è occupato dell’accompagnamento musicale, ed entrambi sono stati in grado di dare vita a delle immagini vividissime giocando con le parole e le note.


SABATO 17 GIUGNO

TUTTO SULL’AUTORE  Incontro con Katherine Rundell

Camminare ogni mattina sulla fune mi aiuta a concentrarmi.

Katherine Rundell è una persona adorabile, starei ad ascoltarla per ore e ore! Ha solamente trent’anni ma ha avuto una vita ricca e avventurosa: per via del lavoro del padre, ha vissuto in Africa, Olanda e in Inghilterra, e ha trascorso del tempo in Francia. È una grandissima appassionata di circo e quando viveva in una casa un po’ più grande di quella in cui vive ora iniziava la giornata con una ruota! Adesso si “limita” a camminare su una fune per mantenere la concentrazione.
I suoi libri, Sophie sui tetti di Parigi e La ragazza dei lupi, hanno dei temi ricorrenti come ad esempio la separazione delle protagoniste dalla loro madre e il viaggio per ritrovarle. Sono libri ambientati in un determinato periodo storico ma hanno quella vena di magia che le avvicina molto al mondo delle fiabe. Attualmente è sotto contratto per cinque romanzi. Il suo prossimo middle-grade si intitola The Explorer e ha come protagonisti un gruppo di ragazzini, alla fine dell’anno uscirà un libro per bambini che ruoterà attorno a delle decorazioni di Natale che prendono vita. Non esclude la possibilità di scrivere qualcosa di più adulto.

L’OROLOGIAIO DI FILIGREE STREET  Incontro con Natasha Pulley

Durante le ricerche, le mie idee e la storia combaciavano.

Natasha Pulley è un’altra autrice adorabile, è un cricetino nerd super-adorabile! L’ho ripetuto per tutto l’incontro e Denise può confermare. Il suo incontro si è sviluppato tra la lettura di alcuni brani del suo libro da parte di Alessia Canducci e una serie di domande fatte da Chiara Codecà per approfondire L’orologiaio di Filigree Street e il suo processo creativo.
In poche parole, tutto è nato da un interesse di Natasha Pulley per gli orologi e i meccanismi esplosivi, e da qui è risalita al periodo storico in cui hanno fatto per la prima volta la loro comparsa. Inoltre aveva da tempo in mente questo personaggio giapponese, Mori, e durante le sue ricerche ha scoperto che alla fine dell’Ottocento c’è stato un grande flusso di giapponesi in Inghilterra per via di un’esposizione universale, tanto da portare anche alla nascita di un quartiere giapponese. È andata negli orfanotrofi per documentarsi sul personaggio di Sei, una piccola bambina orfana, e a Oxford per il personaggio di Grace, dove ha visto che al tempo erano iscritte sei donne.
È stata per un anno e mezzo in Giappone, e qui c’è stata una piccola parentesi in cui ci ha parlato del suo amore per gli anime (in particolare Full Metal Alchemist), Doctor Who e questa band giapponese che si chiama Niji.

TUTTO SULL’AUTORE  Incontro con Janne Teller

Abbiamo una responsabilità nei confronti della vita.
Non sappiamo perché abbiamo questo dono ma il fatto che l’abbiamo lo rende straordinario.

Avevo un certo timore nell’incontrare Janne Teller a causa della lettura di Niente, un libro che inizia in modo molto innocente ma che poi prende una piega molto macabra e oscura. E invece mi ha stupito moltissimo la sua sensibilità, l’ho trovata una persona elegante e molto profonda nei suoi ragionamenti. Lei stessa ha confessato di non riuscire ad affrontare qualunque argomento in cui si parli di violenza, cambia prontamente canale quando in televisione trattano simili argomenti. Il messaggio che ha voluto lanciare è che ogni persona è responsabile della propria vita, di quella degli altri e del mondo che abitiamo. È tutto un grande mistero, ma è un dono, e dobbiamo averne cura. È possibile infatti avere un mondo in cui tutte le persone si sentano accolte, dipende tutto da noi stessi.


Anche il resoconto di questa edizione di Mare di Libri è giunto al termine! Spero di non avervi annoiato e di avervi fatto venire voglia di partecipare alle prossime edizioni, perché dovete partecipare almeno una volta nella vostra vita a Mare di Libri!
Se siete rimasti incuriositi da qualche autore che ho citato, QUI e QUI potete trovare i miei commentini ai loro libri. Fatemi sapere se avete partecipato all'edizione di quest'anno e cosa avete fatto! A PRESTO con le interviste. :3

martedì 20 giugno 2017

BOOK RECOMMENDATIONS: Summer Readings ☼

Ciao a tutti!
Torno con un post di consigli letterari, nello specifico letture inerenti al tema ESTATE. Qui sul blog ho tutta una serie di post di consigli letterari legati ad un determinato periodo dell’anno  (primaveraSan Valentino, Halloween, inverno) ma non ne ho mai scritto uno per l’estate; siccome domani è il solstizio d’estate, ho pensato bene di rimediare.
Ho scelto queste letture non solo pensando a cosa mi piace leggere durante l’estate — letture allegre, simpatiche e frizzanti — ma lasciandomi anche ispirare da titoli, trame e copertine. Forse c’è un po’ troppo giallo, non esattamente il mio colore, ma direi che questi libri tutti insieme fanno una bella figura e riflettono in pieno questo periodo dell’anno.


SUMMER DAYS & SUMMER NIGHTS di AA.VV • Una raccolta di racconti ambientati in estate. L’ho scelta perché i racconti non sono molto lunghi e quindi ottimi da leggere tra un’avventura e l’altra. Ne ho parlato nel dettaglio QUI.

SECOND CHANCE SUMMER di Morgan Matson • Adoro Morgan Matson, lei è la Regina dell’Estate. Tutti i suoi libri sono ambientati in questo periodo dell’anno e sono troppo, troppo carini. Ho scelto questo titolo in particolare perché è l’unico a non essere stato tradotto ancora in italiano e perché è il mio preferito (ma anche perché compare la parola summer .__.). Ho dedicato un intero post ai libri di Morgan Matson, potete trovarlo QUI.

LOLA AND THE BOY NEXT DOOR di Stephanie Perkins • Lola è una personcina allegra, esuberante e frizzante, quasi la personificazione dell’estate! Poi è alle prese con un ragazzo di nome Cricket, e cosa si sente le notti d’estate? Il frinire dei grilli, esatto. QUI potete leggere la recensione ai libri di questa serie.

I’LL GIVE YOU THE SUN di Jandi Nelson • Copertina gialla, un grande sole al centro. I’ll Give You the Sun (Ti darò il sole) è un libro stupendo, da leggere comunque indipendentemente dal periodo dell’anno. QUI ne ho parlato molto cercando di spiegarvi il perché. Non dimentichiamo che è stato eletto come romanzo vincitore del Premio Mare di Libri 2017, l’unico riconoscimento letterario assegnato da una giuria di dieci fortissimi lettori tra i 14 e i 16 anni che premiano il miglior romanzo per ragazzi. Vi consiglio di fidarvi di loro.

L’EVOLUZIONE DI CALPURNIA di Jacqueline Kelly • La storia di Calpurnia inizia d’estate e finisce in inverno, un romanzo che parla di crescita, sogni, speranze e di trovare il proprio posto nel mondo nel Texas del 1899. Anche per questo libro non mi sono risparmiata e tutte le mie parole d’amore potete leggerle QUI.

STARDUST di Neil Gaiman • Stardust è uno tra i miei libri preferiti di Neil Gaiman. Le atmosfere da fiaba unite al talento di questo scrittore la rendono una lettura adatta alle sere d’estate… che poi è una storia ambiantata in Ottobre è un dettaglio trascurabile, vero?!


Queste sono le sei letture che mi sono venute in mente e che quindi vi propongo! Fatemi sapere nei commenti se anche voi avete dei consigli da darmi, se avete letto qualcuno di questi libri e cosa ne pensate. A PRESTO!

venerdì 16 giugno 2017

ULTIME LETTURE (pt. II): Natasha Pulley, Jennifer Donnelly, Kenneth Oppel, Kevin Brooks

Ciao a tutti!
Ecco la seconda parte delle mie ultime letture in preparazione di Mare di Libri, la prima potete trovarla QUI. Oggi inizia il festival, io sono in viaggio e non vedo l’ora di arrivare! Spero parteciperete in molti. :)
In questo post vi parlo di L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley, Una voce dal lago di Jennifer Donnelly, Il nido di Kenneth Oppel e Bunker Diary di Kevin Brooks. Sono tutti autori che ho letto per la prima volta, anche se conoscevo già di fama Jennifer Donnelly e Kevin Brooks. Se avete altri libri di questi autori da consigliarmi, sono tutta orecchie!


Natasha Pulley

L’orologiaio di Filigree Street » In una Londra vittoriana, Nathaniel è un giovane e modesto telegrafista che, con il suo lavoro, mantiene se stesso, la sorella vedova e i suoi nipoti. Un giorno, di ritorno da lavoro, trova in casa sua un pacchetto con all’interno un pregiato orologio da taschino e, pensando che sia un dono da parte della sorella, lo accetta senza farsi troppi problemi. Quando scopre che l’orologio non è un regalo della sorella e dopo che quello stesso orologio, pochi mesi dopo, lo salva da morte certa, Thaniel decide di andare alla ricerca dell’orologiaio che lo ha fabbricato. L’orologiaio è Keita Mori, giapponese, che grazie alla sua arte riesce a dare vita ad affascinanti e complessi meccanismi, come ad esempio il suo polpo domestico. Da questo momento in poi, la vita dell’ordinario Thaniel verrà completamente stravolta intrecciandosi a quella dello stesso Mori e a quella di Grace, una giovane donna appassionata di fisica che cerca di sfidare le convenzioni del suo tempo.
L’orologiaio di Filigree Street è un romanzo molto ricco sotto molti aspetti (stile di scrittura, caratterizzazione dei personaggi, ambientazione) ma non per quanto riguarda la storia. Questa infatti si mantiene piuttosto tranquilla, non è quel tipo di storia adrenalinica nella quale succedono tante cose sorprendenti, ma c’è comunque quel qualcosa di magico e intrigante nell’intreccio del “mistero” che si svela poco alla volta e che quindi cattura il lettore portando a volerne sapere sempre di più.
Lo stile di scrittura dell’autrice è molto denso ma è anche coinvolgente ed estremamente camaleontico. Natasha Pulley descrive con una minuziosità maniacale e una ricchezza di dettagli luoghi ed eventi, spostandosi nel tempo e nello spazio tra una Londra Vittoriana e un Giappone imperiale. I personaggi sono studiati da ogni punto di vista, molto particolareggiati e ricchi di sfumature. Seguiamo le vicende dal loro punto di vista e ognuno di loro ha la sua personalissima voce e il proprio modo di fare. Lo stile di scrittura si adatta a ciò che sono i personaggi: quando interagiscono tra di loro, ne emergono lucidamente i caratteri come se fossero delle persone reali.
L’unica nota negativa per me è stata nel soffrire di una certa pesantezza dovuta a una storia così tranquilla e una prosa così curata fin nei minimi dettagli ma, nonostante questo, Natasha Pulley è più che promossa. Mi sarebbe piaciuto che venisse dato più spazio al mestiere di orologiaio di Mori, quindi di conseguenza più descrizioni ed episodi, anche estemporanei, legati ai suoi meccanismi (polpi meccanici, pere, uccelli) perché sono un argomento che mi affascina tantissimo.
L’orologiaio di Filigree Street è un romanzo intrigante e affascinante, originale e interessante, con un finale che non mi aspettavo proprio e che mi ha sorpreso. Spero che traducano presto anche il nuovo lavoro di Natasha Pulley, The Bedlam Stacks; è un’autrice da tenere d’occhio.
BOMPIANI • 22 MARZO 2017 • 384 PAGINE • 19,00 € • ITA • ★★★★☆
Non lo so più che cosa stai per dire. Cambi idea troppo spesso.

Jennifer Donnelly

Una voce dal lago » Mattie è una ragazza di sedici anni che vive in un’America di inizio Novecento e che ha davanti a sé delle scelte molto importanti da prendere: da una parte, vincolata anche dalla promessa che ha fatto alla madre sul suo letto di morte, vorrebbe aiutare la sua numerosa famiglia, abbastanza povera e con problemi economici, a mandare avanti la fattoria; dall’altra vorrebbe coltivare la sua cultura, continuare a studiare e andare all’università a New York per poter diventare una scrittrice. Durante uno dei suoi lavori, le vengono affidate delle lettere da Grace Brown, una ragazza che poi sarà ritrovata morta in un lago.
Una voce dal lago è un romanzo che fa molta presa sul lettore sopratutto per via della protagonista Mattie, una voce narrante e una protagonista molto interessante e profonda, ma anche dei salti temporali tra il passato e il presente della protagonista, di questo mistero inerente alla vita e alla morte di Grace Brown, e il modo in cui si ripercuote sulla vita e sulle scelte di Mattie.
Jennifer Donnelly presenta una comunità ricca di personaggi e personalità molto interessanti — anche se non tutti sono stati approfonditi e questo mi ha lasciato con una certa curiosità , che arricchiscono sia il romanzo che il personaggio di Mattie.
Mattie è una protagonista interessantissima, con una grande curiosità, grandi sogni e grandi aspirazioni, forse un filino troppo ingenua, ma anche tanto insicura per via delle sue responsabilità. Ha uno sconfinato amore per le parole: ogni giorno apre il dizionario, sceglie una parola, la impara e durante tutto l’arco della giornata deve riuscire a formularci una frase; inoltre non si tira mai indietro davanti a un duello all’ultimo sangue con le parole con il suo amico Weaver, che si impegna con tutte le sue forze per diventare un avvocato, in cui i due si sfidano a chi riesce a trovare più sinonimi di una parola. Questo amore per le parole si riflette anche sulla struttura del libro perché i capitoli ambientati nel passato si aprono proprio con la parola del giorno di Mattie, e l’evento che poi viene narrato nello stesso capitolo è in qualche modo inerente al suo significato.
È un romanzo ben scritto e molto, molto scorrevole, per certi versi mi ha ricordato L’evoluzione di Calpurnia di Jacqueline Kelly, un libro che ho amato tantissimo (QUI). L’unico grande problema per me è il finale: si risolve tutto molto velocemente e mi ha lasciato abbastanza spiazzata perché è come se venissero annullate tutte le preoccupazioni di Mattie sulle conseguenze derivanti dalla scelta che compierà.
MONDADORI • 20 SETTEMBRE 2016 • 326 PAGINE • 11,00 € • ITA • ★★★½☆
Quando scrivi usi ciò che è dentro di te. È quella la tua voce. La tua vera voce.

Kenneth Oppel

Il nido » Nella famiglia di Steve, dodici anni, arriva un fratellino che purtroppo ha gravi problemi di salute. I genitori trascorrono intere giornate presso diversi ospedali consultando tutti i medici che possono nella speranza di poter aiutare il piccolo, mentre Steve e sua sorella minore rimangono a casa con la loro giovane baby-sitter, una studentessa universitaria. Una notte Steve ha un sogno: la regina delle vespe gli propone di riparare i problemi del fratellino, basta solo che dica sì.
Il nido di Kenneth Oppel è per certi versi un libro bizzarro: inizia in modo molto innocente, con la narrazione delle difficoltà della famiglia di Steve e lo stato di ansia, preoccupazione e terrore per le sorti del nuovo arrivato in cui versano tutti i membri della famiglia, per poi prendere una direzione del tutto surreale, a metà tra realtà e sogno.
Questo confine tra realtà e sogno va sempre più assottigliandosi, è un confine labile, sfumato, che ci fa domandare e mettere in dubbio quello che stiamo leggendo, se sta accadendo veramente o è solo nella testa di Steve. Da questo punto di vista, Il nido è un romanzo che lascia molto all’interpretazione del lettore, in base al tipo di lettura che fa e nel modo in cui recepisce e metabolizza gli eventi narrati. È quel tipo di libro che cambia da lettore a lettore e che può avere diverse interpretazioni, tutte ugualmente valide e accettabili.
L’autore è stato eccellente nel riuscire a legare insieme una realtà costruita in un modo così complesso e delle tematiche particolarmente difficili con uno stile di scrittura limpido e diretto. Kenneth Oppel mette il lettore davanti ai problemi che ogni famiglia può ritrovarsi a vivere, da quelli più piccoli ma comunque motivo di preoccupazione a quelli di una certa portata come può essere la rara malattia che colpisce un figlio e verso la quale ci si sente del tutto impotenti; dell’importanza che ha la vita di ogni essere umano, se c’è qualcuno che può decidere se e quando questa può finire, e della dignità che ognuna merita; del potere delle promesse, se una volta pronunciato quel sì questo diventa vincolante senza possibilità di poter tornare indietro; dei mostri che popolano la vita di una persona, quelli sconfitti e quelli da sconfiggere, e di come aver superato quelli vecchi possa aiutare ad affrontare i nuovi.
Le illustrazioni di Jon Klassen mi hanno ricordato molto quelle di Jim Kay per Sette minuti dopo la mezzanotte, in bianco e nero, vivide e con quel tocco inquietante.
RIZZOLI • 20 OTTOBRE 2016 • 252 PAGINE • 16,00 € • ITA • ★★★½☆
Siamo qui per aiutare.

Kevin Brooks

Bunker Diary » Linus è un ragazzo di sedici anni che vive per strada. Un giorno, dopo aver prestato soccorso ad un uomo cieco, viene rapito e rinchiuso in un bunker sotterraneo asettico e senza vie di fuga arredato per sei persone. Lui è il primo ma, nei giorni successivi al suo rapimento, viene raggiunto dagli altri cinque. Tutti sono prigionieri di questo strano personaggio, estremamente sadico e subdolo, che li ha rapiti assumendo di volta in volta un aspetto diverso e che vuole giocare con le loro vite. Linus racconta la sua storia e quello che succede al gruppo in un diario del bunker, su uno dei sei taccuini presenti in ogni stanza.
AVVERTENZA: Bunker Diary è un romanzo per ragazzi ma è un libro forte, crudo, claustrofobico, doloroso, che non lascia nessuna speranza a chi legge. È doloroso, estremamente doloroso, e fa male. Tutta la cattiveria che c’è in questo libro non la ritroverete mai in un libro per adulti.
In sé è una storia che non mi è piaciuta per niente perché è una situazione in cui nessuno vorrebbe ritrovarsi. Mi ha messo su davvero tanta ansia perché continuavo a pensare a cosa avrei fatto io, a come avrei reagito e a quale appiglio mi sarei aggrappata per andare avanti, se mi sarei aggrappata a qualcosa per andare avanti.
Le sei persone che vengono rapite e recluse nel bunker appartengono a fasce di età e di estrazione sociale diverse e ognuno reagisce in modo diverso: c’è chi cerca di affrontare la situazione con la logica e chi va fuori di testa. Ed è allucinante il modo in cui, dopo poco, riescano comunque ad organizzarsi in una routine, dividendosi i compiti, anche in una situazione al limite come questa, simbolo di come la razza umana per istinto di sopravvivenza tenda sempre a riunirsi in una comunità.
È davvero un incubo, un incubo mostruoso. Pensate ad una situazione in cui c’è una telecamera che sorveglia ogni vostro più piccolo movimento e che non vi lascia alcuna privacy, ogni vostra conversazione è ascoltata, le vostre paure più intime sono nelle mani del vostro rapitore; il vostro tempo è quello che stabilisce l’orologio, può ingannarvi accelerando o rallentando; l’ascensore è il vostro signore, può essere benevolo e rifornirvi a sazietà di cibo o lasciarvi per una settimana a morire di fame; se tentate la fuga, aspettatevi di essere puniti con acido, scosse elettriche, rumori assordanti, gelo artico o caldo africano, se vi va bene; l'errore di uno è l'errore di tutti; se avete qualche richiesta, un grazie può fare miracoli.
Nonostante sia un libro che parla di vicende che non mi sono piaciute per niente, che non lascia neanche il più piccolo barlume di speranza, così opprimente e angoscioso, non posso fare a meno di apprezzare Kevin Brooks per averlo scritto. Bunker Diary è uno scossone bello forte, non siamo abituati a libri come questo che ci dicono con efferato cinismo che nel mondo non c’è speranza perché cerchiamo disperatamente sempre il lieto fine ma gli esseri umani sono anche così cattivi, inutilmente cattivi, e Kevin Brooks lo mostra nella maniera più crudele possibile. Le situazioni descritte nel libro trascendono il libro stesso, è tutto una grande metafora per parlare del mondo, della cattiveria e della crudeltà di chi lo abita, della sua follia.
PIEMME / PICKWICK • 30 MAGGIO 2017 • 277 PAGINE • 9,90 € • ITA • ★★★★☆
A parte quello, però, va tutto bene.

martedì 13 giugno 2017

✰ TAG SUL CINEMA: Indiscrete domande cinematografiche ✰

Ciao a tutti!
Uno dei miei propositi (un altro dei miei propositi!), da un po’ di tempo, è quello di dedicare almeno un post al mese al mondo del cinema. *
Non sono una grande conoscitrice di questo mondo ma, da più di un anno e mezzo a questa parte, mi ci sto dedicando molto di più quindi volevo dare un po’ di spazio alle mie avventure fra i film anche qui sul blog. Fino ad ora ho scritto solo recensioni, soprattutto con Francy @ NEVER SAY BOOK per la nostra rubrica Le Miss Movie, ma oggi vorrei rispondere alle domande di due tag differenti che ho trovato in giro per il web (non ho trovato la fonte ma si reperiscono molto facilmente digitando solo ‘tag sul cinema’; ho eliminato le domande simili, poco interessanti e quelle a cui non ho saputo rispondere). Spero sia un buono spunto per scambiarci pareri e consigli!
* Il mese scorso l’appuntamento è saltato perché sono occupata con lo studio. Per questo mese avevo in mente un post completamente diverso, potevo addirittura scegliere tra due alternative!, ma non sono riuscita a preparare nessuno dei due sempre per lo stesso motivo e perché richiedono delle ricerche più approfondite.


Qual è l'ultimo film che hai visto? • L’ultimo film che ho (ri-)visto è La città incantata dello Studio Ghibli.
Perchè l’hai scelto? • L’ho scelto perché ho deciso di fare una maratona dei film dello Studio Ghibli per recuperare anche quelli (chiamiamoli i “meno conosciuti”) che non avevo ancora visto.
Ti piace farti consigliare film dagli amici? • Oh, sì, tantissimo! Accetto sempre i consigli, di qualunque tipo, soprattutto in quei campi in cui sento di non saperne molto (come quello del cinema, appunto). Se avete qualche consiglio, anche in base alle mie risposte, non esitate a scrivermi nei commenti!
Due film preferiti in assoluto? Quello “classico” e quello “contemporaneo? • Riconoscendo il fatto di non avere questa grandissima cultura e che i concetti di “classico” e “contemporaneo” sono molto relativi, direi Psycho di Alfred Hitchcock e Edward Mani di Forbice di Tim Burton.
I due film più brutti mai visti?We Are Your Friends e Come l’acqua per gli elefanti.
Un film che vorresti vedere ma che ancora non hai visto. • Diciamo che al momento vorrei vedere / recuperare il mondo MA C’È SETTE MINUTI DOPO LA MEZZANOTTE ADESSO AL CINEMA E TI PREGO CINEMA DEL PAESELLO FALLO PASSARE ALMENO IN RASSEGNA STAMPA. T_T Avete da consigliarmi qualche film da vedere assolutamente almeno una volta nella vita?
Quello che rivedresti? O hai rivisto più spesso? • Riguardo volentieri i film che mi sono piaciuti in generale ma quello che ho visto più spesso è Edward Mani di Forbice perché è il mio film preferito in assoluto, come ho appena scritto più su!
Il film che non hai compreso? • Fino ad ora non credo di essermi imbattuta in film particolarmente cervellotici. Gli unici due che ho affrontato con trame un po’ più particolari sono Inception e Birdman, ma credo di essere abbastanza sul pezzo. Conoscete film cervellotici? Mi suggerite qualcosa?
Quello che hai lasciato a metà senza rimpianti? • In verità nessuno. Se inizio un film, lo finisco. .___.” Ma sono sicura che prima o poi mi capiterà, c’è sempre una prima volta per tutto.
Quello più divertente? • Non sono una persona da film divertenti, mi spiace. T___T Anzi no! Ne ho uno! I miei vicini Yamada dello Studio Ghibli, uno dei “meno conosciuti” che ho recuperato durante la mia maratona. Parla di una tipica famiglia giapponese attraverso scenette di vita quotidiana. C’è stato un momento in particolare in cui si sono succedute un paio di queste scenette particolarmente divertenti e sono letteralmente morta dal ridere!



Quello più triste?Una tomba per le lucciole (o La tomba delle lucciole, secondo la nuova traduzione), sempre dello Studio Ghibli. Non lo guarderò mai più, mai più! T___T
Quello che più ti estrania dalla realtà? • Scusate la monotematicità ma non posso fare a meno di citare nuovamente lo Studio Ghibli, soprattutto i lavori fantasy in generale. Le ambientazioni e gli sfondi sono bellissimi. *w*
Quello in cui avresti voluto recitare. • Io pretendo di prendere parte ad un film di Wes Anderson per i vestiti e i colori. Che non sono in grado di recitare e che mi vergogno troppo sono dettagli.
Tre film che vorresti vedere in futuro. •  Vorrei vedere Arrival, Captain Fantastic e Oceania (shame on me).
Tre attori e tre attrici che ti piacciono. • Sono abbastanza vecchia e conosco pochissimo (o non mi piacciono particolarmente, sorry) i giovani attori. Ad ogni modo, le mie preferenza vanno a: Johnny Depp (una lunga storia d’amore che va avanti da quando ero piccola *così*), Leonardo di Caprio (simile a quello che ho scritto per Johnny Depp) e Harrison Ford (ma diciamo che più una cotta per Harrison Ford nei panni di Han Solo nella trilogia originale); Winona Ryder (d’accordo, il fatto che adori lei e Johnny Depp è colpa della madre che mi ha fatto vedere i film di Tim Burton quando, appunto, ero piccola *così*), Elle Fanning (la trovo adorabile! L’ho vista la prima volta in Maleficent e la sua aria un po’ spersa è molto caratteristica. èwe) e Amanda Seyfried (mi piace al pari di Emma Stone, Scarlett Johanson, Natalie Portman, Kate Winslet e Kirsten Dunst, ma la spunta leggermente di più).
Tre personaggi cinematografici tra i tuoi preferiti del tuo stesso sesso. • Suzy Bishop di Moonrise Kingdom, Amélie Poulain de Il favoloso mondo di Amélie e Leia Organa di Star Wars.
Tre film che non avresti voluto vedere. • Cito i precedenti due che non mi sono piaciuti, We Are Your Friends e Come l’acqua per gli elefanti, e ci aggiungo JOY.
Tre attori e tre attrici che non ti piacciono. • Oh, no, che brutta domanda. Non rispondo, anche perché non credo di averne.
Tre personaggi cinematografici che detesti. • Non è che detesti ma, al pari dei loro corrispettivi letterari, mi fanno innervosire Frodo e Harry Potter. Frodo è l’hobbit più inutile della Contea, meno male che c’è Samwise Gamgee. Harry Potter… beh, i *face palm* non sono mancati. Non mi viene in mente un terzo personaggio, mi lascio l’opzione aperta.
Due film della tua infanzia (non cartoni!)?Matilda sei mitica e un qualunque film delle gemelle Olsen, ne andavo matta (o forse ne vado matta!?). :)



Il primo film da “adulto”? • Anche qui dipende da cosa intendiamo “adulto”, uhm. Direi Beetlejuice di Tim Burton perché, quando la madre me l’ha fatto vedere, Beetlejuice aka Michael Keaton mi ha fatto troppo paura / schifo. Sono riuscita a rivederlo solo quando sono diventata più grande (?).
Un film che hai visto perchè ti piaceva il trailer? • Noo, io non guardo mai i trailer!! Perché sono degli imbroglioni! Vi dico solo che sono riuscita a non guardare i trailer di Il Risveglio della Forza, L’ultimo Jedi e Rogue One. Se individuo un film potenzialmente interessante, leggo giusto l’incipit della storia su qualche sito di critica cinematografica.
Storici o thriller? • Avevo risposto di getto a questa domanda con storici perché adoro sia serie tv che film in costume, e perché i thriller mi piacciono solo quando hanno un intreccio ben fatto e coinvolgente o segnano qualche novità per il loro tempo (come Psycho, ad esempio). Poi però mi sono messa a riflettere bene e a cercare su Google qualche lista di film thriller e, effettivamente, ce ne sono diversi che mi sono piaciuti. Diciamo che guardo più storici ma non disdegno un thriller consono ai miei gusti.
Commedie romantiche o horror? • Nessuno dei due? Le commedie romantiche non le tollero e gli horror no, grazie. Faccio un appunto a posteriori: le commedie romantiche no ma con riserva. Anche in questo caso sono andata a ricercarmi qualche lista e, effettivamente, ci sono titoli che ho trovato piacevoli ((500) Days of Summer, Amici di letto, 50 volte il primo bacio) e altri che disdegno con tutta me stessa (Bridget Jones e affini).
Drammatici o comici? • I film comici mi danno ai nervi. ._.
Italiani o stranieri? • I film italiani proprio non riesco a guardarli, è un mio limite e me ne dispiaccio. Quindi stranieri.
Un film che hai visto pensando non ti piacesse, ed invece ti è piaciuto? • Pensavo non mi piacesse Eternal Sunshine of the Spotless Mind (Se mi lasci di cancello) perché non gradisco Jim Carrey. Però mi piacciono The Truman Show e I pinguini di Mr Popper, quindi credo che il mio problema sia Jim Carrey = The Mask, Ace Ventura.
Un film con cui hai pianto? • Ho sempre pianto per E.T. nella scena in cui viene preso. E.T. è il mio Bambi ma è anche uno dei miei film preferiti quindi qualcosa non va in me. *mumble*
Il tuo regista preferito? Uno italiano e l’altro straniero. • Non ne ho uno italiano, posso dirne due stranieri?! Tim Burton e Wes Anderson, se non si era capito.
Il regista che proprio non ti piace?  Non credo di aver visto abbastanza film di uno stesso regista e di più registi per capire se ce n’è uno che non mi piace.



Il personaggio cinematografico che vorresti essere. • Vorrei essere Merida di Ribelle—The Brave perché è un personaggio forte e indipendente, che tira con l’arco, che vive in un posto magico e stupendo (la Scozia), e con dei bellissimi capelli.
Preferisci i film in lingua originale o doppiati? • Credo che i nostri doppiatori siano molto bravi ma preferisco sempre guardare film e serie tv in lingua originale. Se mi capita di rivedere qualcosa che ho visto in lingua originale, mi fa troppo strano, perché la voce del doppiatore non sarà mai come la voce personale dell’attore.
L’ultimo film che hai comprato? • Finalmente ho Casper in dvd!
Sei mai andato al cinema da solo? • No, ma non sarebbe un problema.
Cosa rende un film uno dei tuoi preferiti? • Se il regista ha una particolare tecnica di ripresa che mi colpisce, un linguaggio cinematografico personale e delle belle idee che rendono particolari e unici sia storia che personaggi.
Ultimo film visto al cinema. • L’ultimo film che ho visto al cinema è Manchester by the Sea. Mi è piaciuto molto ma penso che il regista non abbia avuto un’infanzia felice (è una battuta, non ho letto la sua biografia).
Un film che non hai visto perché ti sei addormentato. • Mi sono addormentata nel bel mezzo de Il discorso del re e ci sono rimasta malissimo perché mi stava piacendo (avevo troppo sonno, *aiuto*).
Il film più lungo che hai visto. • In realtà non credo sia il più lungo ma mi è sembrato interminabile: Medea di Pasolini. *urlo*
Un film che ti ha deluso.Trainspotting o Fight Club. Boh, mi sono annoiata a morte con entrambi allo stesso modo.
Miglior Colonna Sonora. • Non entro in fissa con le colonne sonore ma mi piace ascoltarle quando sono in treno mentre leggo. Tuttavia c’è una canzone che per me fa da sola un intero film e la amo da sempre: FARO’ DI TE UN UOMO DI MULAN !!
Miglior Saga.Star Wars. E se non vi piacciono Episodio I, II e III non possiamo essere amici.



Queste sono le domande proposte dai tag che ho selezionato, il problema è che manca la più importante: Quel è o quali sono i tuoi film preferiti? Me la faccio da sola e vi lascio la mia TOP 5 (se siete stati attenti, li ho già citati quasi tutti nel tag): Edward Mani di Forbice, E.T., La città incantata, I Tenenbaum, Mulan.



Questo luuunghissimo post si conclude qui. Aspetto i vostri commenti per conoscere qualche vostra risposta e gusto personale, per sapere se avete qualche preferenza o opinione simile alle mie e, ovviamente, i vostri consigli per me in base a ciò che ho scritto e alle domande che vi ho rivolto in alcuni punti del tag. Grazie mille ♥︎ e CIAO!