martedì 26 settembre 2017

ULTIME LETTURE: Il racconto dell'ancella, Jeremy Poldark, Sacred Heart

Ciao a tutti!
Oggi vorrei condividere con voi il mio pensiero su tre volumi letti recentemente in ebook: Il racconto dell'ancella di Margaret Atwood, Jeremy Poldark di Winston Graham (grazie SONZOGNO!) e Sacred Heart di Liz Suburbia (grazie ERIS EDIZIONI!). Vi ho lasciato anche un brevissimo parere sulle trasposizioni di The Handmaid's Tale e di Poldark.
Fatemi sapere se avete letto questi titoli o se avete intenzione di farlo, e se seguite le rispettive serie tv. :)


Il racconto dell’ancella
The Handmaid’s Tale di Margaret Atwood

Ponte alle Grazie  1 Giugno 2017  398 pagine  16,80 €  ITA

In un mondo devastato dalle radiazioni atomiche, gli Stati Uniti sono diventati uno stato totalitario conosciuto come Repubblica di Galaad basato sul controllo del corpo femminile. Le poche donne che sono ancora in grado di avere figli ricoprono il ruolo di Ancelle, le altre sono ridotte in schiavitù. Difred è un’Ancella e, attraverso il suo racconto, muovendoci tra passato e presente, scopriamo le cause e i meccanismi sui quali si basa questa società distopica fortemente regredita e oppressiva.
Il racconto dell’ancella è il secondo romanzo di Margaret Atwood che leggo e anche questa volta è riuscita a colpirmi con la descrizione di un mondo non così tanto lontano dal nostro che potrebbe costituirne un (più che) probabile futuro.
In questo romanzo nello specifico la Atwood affronta la questione femminile, il controllo e la strumentalizzazione del ruolo e del corpo femminile. Nella Repubblica di Galaad le donne hanno perso ogni diritto e vengono catalogate in base alla loro funzione, il racconto di Difred è una vivida testimonianza di come le Ancelle vengano ridotte a meri strumenti per la riproduzione con il fine di preservare la specie umana dall’estinzione.
La sola idea di perdere ogni libertà e di non poter decidere cosa fare della propria vita, del proprio corpo, è agghiacciante. Dall’altra parte, Il racconto dell’ancella è un romanzo suggestivo, che cattura, grazie all’attenzione e alla meticolosità che la Atwood ha dedicato nell’elaborare, nel descrivere e nel narrare di questo mondo distopico, della sua gerarchia e del ruolo di ogni singola persona, in particolare quello delle donne e soprattutto quello delle Ancelle. Succede poco, ma la forza delle scene descritte e le riflessioni della protagonista riguardo cosa ha intorno e cosa le succede sono molto, molto forti e vivide. Uno scossone che non lascia indifferenti.
L’intero discorso inerente alla questione femminile e il modo in cui viene strumentalizzata la religione per giustificare le azioni di questa Repubblica sono le parti che mi sono piaciute di più dell’intero romanzo, le ho trovate impeccabili. Purtroppo per l’ultima parte e il finale ho un’opinione completamente diversa: ho trovato tutto troppo frettoloso e troppo semplice rispetto a tutto ciò che Difred ci ha sempre detto di Galaad, ci sono alcune questioni rimaste in sospeso ed episodi messi lì che sembrano non avere un loro senso nella logica degli eventi. Su queste cose posso “tranquillamente” sorvolare perché, dal mio punto di vista, la Atwood più che voler raccontare una storia ha voluto illustrare un mondo portato all’estremo e l’effetto che ha sulle persone. Facendo questo tipo di ragionamento, riesco a farmi andare (più o meno) bene alcune cose, ma rimane comunque la delusione di un finale troppo sbrigativo e, di nuovo, semplice. Geniale, senza dubbio, ma mi ha lasciato non troppo convinta.
Il racconto dell’ancella rimane indiscutibilmente un libro interessante, che tratta temi molto importanti e che offre ottimi spunti di riflessione. Seppur sia stato scritto nel 1985, è un romanzo ancora attuale — fin troppo attuale.

THE HANDMAID'S TALE: Ho visto i primi due episodi e li ho trovati molto fedeli al libro, in sostanza lo riassumono già nei suoi eventi principali. Il problema che ho — e non riesco a capirne il motivo  è che mi è diventata antipatica (la serie tv) e non sono più riuscita a continuare. Quello che ho visto mi è piaciuto molto, ma penso che per me il romanzo sia stato più che sufficiente.

Jeremy Poldark
Jeremy Poldark di Winston Graham

Sonzogno  7 Settembre 2017  336 pagine  18,00 €  ITA

Jeremy Poldark riprende le vicende da dove si era concluso il romanzo precedente, Demelza, ovvero poco dopo il naufragio e la morte della piccola Julia, la figlia di Ross e Demelza. Ross è sotto processo per il saccheggio delle navi e rischia l’impiccagione, Demelza fa tutto il possibile per riuscire a tirarlo fuori da questa situazione.
Questo terzo volume della saga familiare sui Poldark di Winston Graham si presenta come un romanzo cupo e doloroso, con un Ross e una Demelza sempre più lontani e adesso anche separati, alle prese con il tradimento del cugino Francis e vittime delle macchinazioni di George Warleggan. Tuttavia, anche nei momenti di sconforto e quando tutto sembra perduto, una piccola speranza riesce sempre ad affacciarsi e a dare forza alla coppia. La vita per loro non potrà mai consistere in una felicità piena e assoluta, con il ricordo di un amore lontano e mai vissuto sempre presente, ma i due protagonisti, con i rispettivi spiriti e caratteri tanto simili quanto opposti, riescono comunque a far fronte a qualsiasi difficoltà.
Uno dei grandissimi pregi di Winston Graham è quello di essere riuscito a plasmare dei personaggi pienamente umani, con pregi e difetti, punti di forza e debolezze, che commettono errori e cercano di porvi rimedio. L’esempio lampante sono proprio Ross e Demelza: il primo, tornato dalla guerra in America testardo e sprezzante, dopo la delusione amorosa con Elizabeth, è riuscito a sistemare la sua proprietà di Nampara e lotta per salvare la sua miniera e i minatori, ma continua a fare passi falsi e a cedere al proprio istinto senza prima fermarsi un attimo a riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni; la seconda, con un carattere altrettanto indomito e indipendente, sa come riprendere Ross e farlo ragionare, ma sa anche giocare le sue carte nelle occasioni più disparate.
Ad accompagnare Ross e Demelza tornano Verity e il Capitano Blamey, felici insieme e alle prese con la nuova famiglia appena formata; Elizabeth e Francis, sempre più fragile e tormentato; e il dottor Enys, a cui viene affiancata una frizzante Caroline Penvenon.
Questo senza dimenticare la Cornovaglia, terra teatro delle vicende umane di tutti questi personaggi tanto affascinante e poetica quanto aspra, ribelle e impetuosa — un po' come Ross.
La saga dei Poldark è ricca e appassionante. Dodici libri sono tanti ma sono volumi che vanno via che è una bellezza.

POLDARK: La serie tv Poldark riadatta Jeremy Poldark nella prima parte della seconda stagione. Questa seconda stagione non mi ha preso tantissimo: il nucleo centrale consiste sempre nelle disavventure amorose ed economiche dei vari personaggi, ma il tutto procede con un ritmo altalenante che un momento riusciva a coinvolgermi e l'altro mi annoiava, a differenza del romanzo che è riuscito sempre a intrattenermi. Se sono arrivata alla fine della stagione è stato tutto merito di Demelza, a Ross avrei spaccato volentieri una sedia in testa. Sono contenta però di essere sopravvissuta a questa seconda stagione perché la terza, che riadatta The Black Moon e The Four Swans, è bellissima, quindi i libri saranno meravigliosi.

Sacred Heart
Sacred Heart di Liz Suburbia

Eris Edizioni  1 Settembre 2017  312 pagine  19,00 €  ITA

Ad Alexandria tutti gli adulti se ne sono andati e non sono ancora tornati. In città sono rimasti solo i ragazzi che, giorno dopo giorno, si trascinano in una routine fatta di scuola alla mattina, pigri incontri al pomeriggio e concerti in locali punk-rock alla sera. Ben e sua sorella Empathy sono due dei tanti ragazzi rimasti da soli in città che cercano di ingannare il tempo in questo modo. L’unica scossa è data da una serie di macabri omicidi di cui però nessuno sembra interessarsi davvero.
Sacred Heart è la versione corretta e rivisitata dell’omonimo web comic pubblicato da Liz Suburbia sul suo sito web. Non si presenta semplicemente come una graphic novel sull’adolescenza ma vuole affrontare la linea di demarcazione tra l’infanzia e l’età adulta — cosa succede quando si passa dall’altra parte, in un territorio del tutto sconosciuto — e il rapporto tra fede e religione, sesso e amore.
Se devo considerare Sacred Heart da un punto di vista puramente letterale (che per me combacia con la fase dell'immediato post-lettura), direi che non mi è piaciuto e non è riuscito a convincermi. È tutto strano, stranissimo, e ci sono circa un milione di domande rimaste senza risposta: Dove sono finiti gli adulti? Perché questa cosa non ha senso eppure viene raccontata? Perché questo personaggio sta agendo / ha agito in questo modo? Davvero finisce così?
Ma se si prova ad andare a fondo nella questione, ecco che si aprono diverse porte. Alexandria è una città priva di ogni elemento caratterizzante così da poter essere paragonabile a una qualunque cittadina americana, un semplice sfondo sul quale si muovono personaggi altrettanto spersonalizzati e ordinari. Questi sono degli adolescenti lasciati in balia di quel turbine fatto di confusione e impulsi che, se lasciato a sé stesso, senza controllo o guida, può trasformarsi in senso di onnipotenza. I giovani abitanti di Alexandria sono fragili, potenzialmente in bilico, e ognuno di loro cerca la sua personale valvola di sfogo per esprimere il suo disagio. C’è quindi chi, per ingannare la noia, si getta tra le braccia dell’amore, della fede o dell’arte, impossibilitato dal non poter affrontare il proprio tumulto interiore in modo razionale e adulto.
Di Sacred Heart mi ha colpito fin da subito in positivo la protagonista Ben: una ragazza come tante altre che se ne va in giro con il suo cane, una tosta che riesce a fare amicizia con tutti ma che ci tiene a farsi carina in determinate situazioni, la cui particolarità è quella di fare tatuaggi.
Lo stile di Liz Suburbia è diretto e graffiante: con pochi tratti mette su scenografia, personaggi e drammi adolescenziali in vignette in bianco e nero, a volte essenziali e altre volte affollate e compulsive.
Sacred Heart è il racconto di un’adolescenza senza freni e senza limiti a ritmo di musica punk, nel bene e nel male. Non saprei dire se alla fine mi è piaciuto oppure no e in quale misura, ma sono comunque contenta di averlo letto perché Ben mi è piaciuta fin da subito e mi sono piaciuti anche alcuni singoli episodi, tra i quali quello "raccontato" dal punto di vista del cane della ragazza.

martedì 19 settembre 2017

ANNE WITH AN “E” (Chiamatemi Anna) • Stagione 1

Ciao a tutti!
Seguendo la nostra scaletta, oggi è in programma il post a tema film/serie tv.
Voglio parlarvi della prima stagione di Anne with an "E" (Chiamatemi Anna), una serie tv bellissima (per me) tratta da una serie di libri bellissima (per me).


Anne with an “E” / Chiamatemi Anna
di Moira Walley-Beckett

2017 • 7 episodi • 45 minuti • DRAMA, FAMILY
Dopo aver trascorso la propria infanzia in diversi orfanotrofi, la giovane Anna viene mandata per errore a vivere con gli anziani fratelli Marilla e Matthew Cuthbert. Dopo un'iniziale diffidenza nei confronti di Anna, i due fratelli cominceranno a conoscerla meglio, e la bambina cambierà per sempre le loro vite.

My rolling thought

Anne with an “E” (Chiamatemi Anna) è una serie tv prodotta dalla CBC (CA)distribuita da Netflix. Si compone di sette episodi dalla durata di quarantacinque minuta circa, con un primo episodio dalla durata di un’ora e mezza.
Nel corso del tempo il romanzo di Lucy Maud Montgomery ha visto numerosi adattamenti attraverso diversi media (film, serie tv, anime, manga), quello più famoso e per cui tutti conoscono la storia della giovane orfana Anna Shirley è probabilmente l’anime prodotto dalla Nippon Animation Anna dai capelli rossi, quindi Anne with an “E” va ad inserirsi in una lista di rifacimenti già ben nutrita e variegata.
Avevamo bisogno di una (nuova) serie tv su Anna Shirley? Secondo me, sì. Anne with an “E” non si limita a ri-presentare una storia già conosciuta e un personaggio già amato da molti ma fa moltissimi riferimenti al nostro presente non rimanendo calato nella sua epoca.


Matthew e Marilla Cuthbert sono due fratelli che vivono nella fattoria di Green Gables sull’Isola del Principe Edward, in Canada, e non si sono mai sposati. I due decidono di adottare un giovane orfano che possa aiutare Matthew, ormai anziano e con problemi di cuore, nella gestione della fattoria ma, per errore, dall’orfanotrofio arriva Anna, una ragazzina che si presenta a Matthew e Marilla piena di gioia perché convinta di aver finalmente trovato un posto da chiamare casa.

Anne with an “E” è fedele al romanzo di Lucy Maud Montgomery ma vede qualche piccola e intelligente aggiunta che, dal mio punto di vista, va ad arricchire e a modernizzare la storia.
La produttrice e sceneggiatrice Moira Walley-Beckett propone una versione della storia di Anna più oscura e meno “gioiosa” rispetto alle precedenti, che fa leva sui traumi della vita passata della ragazzina che si ripercuotono nel suo presente dai Cuthbert.
Anna è sempre stata orfana, entra ed esce dall’orfanotrofio con eccessiva frequenza, passando da una famiglia numerosa all’altra prestando servizio come aiuto domestico e badando ai piccoli di casa. Non ha mai avuto la possibilità di andare a scuola, se non nei brevi periodi in cui è ritornata in orfanotrofio, eppure ama moltissimo i libri e ha una cultura sconfinata in ogni campo, questo perché legge qualunque volume riesca a trovare, incluso manuali di pronto intervento.
Anna è una ragazzina che cerca di superare un passato fatto di violenze e abusi, e la frase pronunciata nel primo episodio Preferisco immaginare che ricordare racchiude tutto il suo dolore. Ha infatti un’immaginazione molto forte e vivida, il suo unico appiglio per sottrarsi alla sofferenza e la sua unica fonte di speranza. Nonostante abbia vissuto situazioni molto forti, tristi e spiacevoli, trova sempre un motivo per sorridere e andare avanti.
La sua è stata un’infanzia privata, non ha mai avuto l’opportunità di essere una bambina spensierata, ma Marilla e Matthew le danno questa opportunità adottandola. Sottrarla ai lavori duri e alle continue umiliazioni però non è sufficiente, Anna deve fare i conti con il suo disturbo post-traumatico da stress che, in più di un’occasione, la porta ad estraniarsi completamente dalla realtà per rivivere i terribili episodi del suo passato, accentuato anche dal pregiudizio della nuova comunità in cui è stata inserita.
I flashback della vita passata di Anna permettono di comprendere meglio questo personaggio e di capirne i suoi atteggiamenti, perché si comporta in quel determinato modo. Questi episodi, così come vengono mostrati, sono del tutto estranei al romanzo; nella serie tv, invece, sono una parte fondamentale: il modo di comportarsi di Anna non è solo eccentricità, ma un modo per esorcizzare gli abusi che ha subito.


I personaggi sono praticamente usciti fuori dalla carta. Anna, soprattutto, ma anche Marilla, Matthew, Gilbert e Diana conservano la loro caratterizzazione originale, e gli attori che sono stati scelti per impersonificarli sono perfetti.
Amybeth McNulty è un’Anna fantastica, azzeccatissima e perfetta, non solo per un fattore puramente estetico, ma anche e soprattutto per quanto riguarda la recitazione, la forza e l’intensità che ci ha messo a livello espressivo.
R.H. Thomson è un Matthew adorabile! È riuscito ad esprimere egregiamente tutta la dolcezza e la timidezza di questo personaggio.
Geraldine James nei panni di Marilla è stata strepitosa: un’attrice bravissima, che è riuscita a dare il giusto spessore ad un personaggio molto forte, con un guscio duro che protegge un animo dolce come quello del fratello. Marilla è il personaggio che cresce di più durante questi sette episodi: dopo l’arrivo di Anna, imparerà pian piano ad amarla e a lasciarsi andare anche a manifestazioni d’affetto nei suoi confronti, ricominciando a prendersi cura di un cuore lasciato a inaridirsi.
Così come sono importantissimi i flashback legati al passato di Anna, anche quelli che riguardano Matthew e Marilla sono fondamentali perché mettono lo spettatore a conoscenza del loro passato, di un percorso fatto di sofferenze e di rinunce che li ha portati lì dove sono adesso, ovvero ancora a Green Gables, a prendersi cura della fattoria di famiglia.


Quindi Anne with an “E” riprende la storia e i personaggio di Lucy Maud Montgomery ma la sua particolarità rispetto agli altri adattamenti è che presenta spunti nuovi e moderni - o anche solo accentuati maggiormente - come la lotta delle donne per l’indipendenza, il bullismo e l’amore omosessuale, sempre mantenendo l’atmosfera tipica delle pellicole in costume.
Anna, quando Marilla la vede per la prima volta ed è decisa a rimandarla indietro il mattino seguente, afferma con decisione di essere in grado di fare esattamente tutto quello che può fare un maschio. Marilla, dal canto suo, quando le altre donne ne riconoscono lo status sociale di madre e la invitano quindi alle loro riunioni pomeridiane, dovrà scontrarsi con un femminismo confuso fatto di ricami e di attenzione alle apparenze.
La condizione di Anna come orfana è stata sfruttata anche come occasione per trattare di bullismo. Tra Ottocento e inizio Novecento gli orfani erano considerati come dei rifiuti della società e venivano spesso sfruttati, nelle attività lavorative i maschi e come aiuto domestico le femmine. Non venivano mai adottati perché erano visti a priori come pericolosi, viziosi e non se ne conoscevano le origini, se i genitori erano state persone per bene o no. Anche Anna è costantemente vittima di questo forte pregiudizio, sia da parte degli adulti che degli altri bambini. Nonostante la sua buona volontà, la sua immaginazione, la sua cultura e la sua parlantina fatta di paroloni importanti, a scuola si scontra con la realtà dei suoi compagni di classe, che sono completamente il suo opposto. Tutto sembra destinarla a diventare un’emarginata ma, con la sua mente sveglia e intelligente, poco alla volta, riuscirà ad entrare nel cuore di tutti.

Il lavoro della regia mi è piaciuto moltissimo: pulito, attento al dettaglio e con una fotografia incantevole, con questi paesaggi mozzafiato in cui la natura è la protagonista e i colori prevalenti sono il marrone, il verde, l’azzurro e il bianco.
L’opening è il più bello che abbia mai visto! Di solito lo salto sempre quando vedo una serie tv, ma questo qui no. Si basa su otto dipinti ad olio realizzati da Brad Kunkle su legno e lino, e consistono in una sequenza narrativa che dall’inverno arriva all’estate, a rappresentare la storia di Anna dall’orfanotrofio a Green Gables. Le frasi più celebri del romanzo di Lucy Maud Montgomery appaiono intagliate nei rami degli alberi.


Ho adorato profondamente Anne with an “E”! Ho cercato di sintetizzare al meglio il mio pensiero per riuscire a parlarvi un po’ di tutto quello che ho amato, altrimenti credo che avrei scritto il triplo di quello che avete appena letto.
Se non si è abituati o se non si conosce il personaggio di Anna, all’inizio bisogna abituarsi alla sua parlantina e alle sue fantasticherie; il suo tono volutamente eccessivo e melodrammatico è stato preso così com’è dal libro e trasportato in questa serie.
Questi sette episodi hanno un ritmo molto veloce, sembra quasi che la vita di Anna a Green Gables consista solo in una successione di problemi e sfortune. Non mi ha infastidito più di tanto, al contrario non mi sono mai annoiata.
Questa prima stagione non riadatta il primo romanzo di Anna nella sua interezza, ma si ferma molto prima e con qualche modifica proprio sulle vicende che riguardano il finale.
Il mese scorso è stata annunciata la seconda stagione, la aspetto con trepidazione e curiosità!

★★★★★
Wonderful. *^*

La serie di Lucy Maud Montgomery su Anne Shirley è composta dai seguenti romanzi:
  1. Before Green Gables: prequel del 2008 scritto da Budge Wilson con l’autorizzazione degli eredi della scrittrice per il centenario di Anna;
  2. Anna dai capelli rossi;
  3. L’età meravigliosa;
  4. Il baule dei sogni;
  5. La casa dei salici al vento;
  6. La baia della felicità;
  7. La grande casa;
  8. La valle dell’arcobaleno;
  9. Rilla di Ingleside;
  10. The Blythes Are Quoted: l’ultimo libro scritto da Lucy Maud Momtgomery su Anna, pubblicato nel 2009.
Il primo volume della storia di Anna è stato ristampato più volte sia in italiano che in inglese, anche con copertine stupende che verrebbe voglia di collezionare; la ristampa dei volumi successivi non è stata così fortunata.
In italiano ho trovato QUESTA vecchia edizione della Mursia della serie, ma purtroppo non ne conosco il grado di reperibilità. Sull’account instagram della Rizzoli, invece, ho trovato questo commento della stessa CE ad un post sulla serie tv: “Abbiamo in serbo grandi sorprese per i prossimi mesi”. Speriamo si tratti di una buona ristampa dell’intera serie!
Se leggete in inglese, vi consiglio le edizioni della serie completa della Aladdin e della Tundra Books, sia in rigida che in paperback.

Fatemi sapere nei commenti se avete visto Anne with an “E” e come lo avete trovato o se avete intenzione di guardarlo, se avete letto la saga di Anne Shirley e se conoscete altre edizioni oltre quelle che vi ho segnalato! *abbraccio*

martedì 12 settembre 2017

✎ COMIC & GRAPHIC NOVEL RECOMMENDATIONS: Consigli Edizioni BD per gli acquisti!

Ciao a tutti!
Un post di consigli per gli acquisti fumettosi è pronto per essere letto. :)
Dopo i consigli per gli acquisti Bao Publishing e Tunué, arriva anche quello dedicato alla EDIZIONI BD. Quest'anno, infatti, anche questo editore ha tutto il suo catalogo al -25% dal 28 Agosto al 24 Settembre.
Non vi avevo ancora parlato di In Real Life e Heartbeat, i due volumi della BD che ho sui miei scaffali e che ho letto l'anno scorso, quindi questa mi è sembrata l'occasione giusta per farlo perché sono due titoli che mi sono piaciuti molto e che voglio consigliarvi. Grazie agli sconti, ho recuperato il primo volume di Giant Days e sono riuscita a leggerlo in tempo per parlarvi anche di questo!
Sicuramente recupererò anche il secondo.
Sicuramente andrò a vivere sotto un ponte dopo gli sconti della BD e della BAO.
Anche questa volta il post nasce da una mia iniziativa personale, i volumi di cui vi parlo li ho acquistati da me.


In Real Life
In Real Life di Cory Doctorow & Jen Wang

Edizioni BD  30 Giugno 2015  177 pagine  18,50 €  ITA
Cosa si nasconde dietro Coarsegold Online,il massively multiplayer role playing game che spopola tra i ragazzini di tutto il mondo? Chi paga le missioni a cui Anda partecipa, e chi sono realmente i gold farmer che le è stato chiesto di eliminare? La mente di Cory Doctorow e i disegni di Jen Wang danno vita a uno scorcio illuminante sulle implicazioni economiche, politiche e sociali della realtà dei videogiochi, insieme alla storia tenera e crudele di un'amicizia che, pur essendo fatta solo di pixel, è già quasi amore.
My rolling thought
«Ciao! Il mio nome è Anda.» «Il mio nome è Raymond. Vivo in Cina.» 
Anda è una ragazza americana appassionata di videogiochi e giochi da tavolo. Un giorno, dopo un incontro scolastico con una sviluppatrice di videogiochi, decide di iscriversi e di cominciare a giocare a Coarsegold Online, il videogioco che le è stato presentato. In poco tempo, grazie alle sue abilità, viene notata da un’altra giocatrice che la introduce nella sua gilda. Più avanza nel gioco, più Anda si rende conto che ci sono dinamiche nascoste che arrivano a toccare qualcosa più grande di lei e del gioco stesso, l’economia e addirittura lo sfruttamento, come il caso dei “gold farmers”, giocatori che non giocano per il gusto di divertirsi ma per lavoro.
In Real Life mi ha stupido molto perché non è un semplice fumetto che vuole ragguagliare sui rischi di internet o che vuole parlare del semplice desiderio di evadere dalla realtà per crearsi una nuova identità online ma, oltre all’amicizia e ai legami che si possono instaurare attraverso internet, tocca temi come l’economia che si crea dietro i prodotti di intrattenimento e i diritti personali. Tutto indirizzato a lettori giovanissimi.
La forza della collaborazione tra Cory Doctorow e Jen Wang risiede infatti nel trattare tematiche appartenenti al mondo degli adulti riversate in qualcosa di molto familiare per gli adolescenti — il mondo dei videogiochi — in modo molto semplice ma forte e incisivo, attraverso il personaggio di Anda e il disegno.
Anda è una ragazza rotondetta, è amata dalla sua famiglia, nessuno a scuola la prende in giro, ha il suo gruppo di amici, non vuole nascondersi dalla realtà e sta bene con se stessa. L’atteggiamento di Anda di fronte alle difficoltà è sempre ben ponderato: è giovane e inesperta, ma curiosa e attenta; si informa su determinate questioni interrogando le persone che ha accanto e facendo ricerche in internet; non si abbatte mai ed è sempre positiva anche quando sbaglia e cerca di rimediare ai suoi errori.
La scelta di inserire scene come quella in cui Anda deve chiedere il permesso a sua madre per giocare a Coarsegold Online perché è necessaria una carta di credito per il pagamento mensile, e tutto quello che verrà dopo, l’ho trovata molto azzeccata perché evidenzia il fatto di come Cory Doctorow non voglia solo parlare di videogiochi ma dei videogiochi in rapporto alla vita di tutti i giorni.
Mi ha colpito il modo in cui si parla di internet in In Real Life. Internet può essere un posto buio e pieno di terrore se utilizzato nel modo sbagliato, ma altrettanto positivo se usato con coscienza e sfruttando al meglio ciò che offre. Internet viene valorizzato in quanto descritto come un punto di incontro che può far stringere legami e, soprattutto, che può aiutare le persone.
Un’ulteriore nota positiva riguarda il discorso legato alle giocatrici donne e al fatto che non debbano nascondersi dietro un avatar maschile per farsi accettare e valere per quello che sono.
I disegni di Jen Wang mi hanno fatto impazzire! Il tratto è essenziale e morbido, ma molto espressivo; i volti in particolare riescono a trasmettere benissimo le emozioni dei personaggi nelle diverse situazioni. Mi è piaciuta molto la contrapposizione di toni tra il mondo reale e il mondo virtuale: il primo è tutto sui toni del marrone, tenui e rassicuranti; il secondo è un’esplosione di colori brillanti.
In Real Life è un volume piacevole, interessante e informativo. Io non sono una gamer e ne capisco davvero poco di economia, ma ho imparato qualcosa di nuovo senza fatica e leggendo un fumetto. ;)

★★★
Awesome! :D



Heartbeat
Heartbeat di Maria LLovet

Edizioni BD  23 Novembre 2016  152 pagine  15,00 €  ITA
Nella scuola dove viene costantemente tormentata per le sue origini umili, Eva assiste a una scena terrificante: Donatien, il ragazzo più popolare, che beve sangue dal corpo senza vita di una compagna di classe. In cerca di una via di fuga dal suo inferno quotidiano, Eva resta affascinata dal macabro rituale e, invece di smascherare l'assassino, si lega a lui in un rapporto torbido e pericoloso.
My rolling thought
Gli innocenti. Una specie in via d'estinzione.
Eva è un’adolescente proveniente da una famiglia poco abbiente che frequenta un prestigioso college cattolico grazie all’intercessione di un ricco datore di lavoro della madre. Per via delle sue umili origini è vittima di bullismo da parte della sua compagna di scuola Violetta, e le sue giornate trascorrono monotone, piene di vuoto e dolore. Tutto cambia quando assiste all’omicidio di Amber, sua amica d’infanzia, da parte del suo compagno di scuola Donatien, che la porterà sulla strada di una relazione torbida e malata da cui sarà sempre più difficile far ritorno.
Heartbeat è un fumetto oscuro, violento, decadente, inquietante ma anche estremamente affascinante, in cui vita e morte, sangue e amore sono indissolubilmente intrecciati tra di loro. Maria Llovet ha dipinto un mondo cupo e fragile fatto di segreti altrettanto cupi e fragile, custoditi da personaggi deboli, malinconici e tragici.
Temi centrali di questa storia sono la possibilità di scegliere e quanto si è disposti a tradire il proprio codice morale pur di trovare qualcosa che dia senso alla propria esistenza. Ogni personaggio, infatti, sceglie di fare qualcosa di cattivo e sbagliato, ma, pur avendo la possibilità di cambiare il corso della propria esistenza, di redimersi, alla fine nessuno lo fa, lasciandosi alle spalle la propria innocenza.
Il linguaggio grafico di Maria Llovet è davvero molto particolare: ci sono evidenti richiami ai fumetti orientali (come le architetture e l’androginia dei personaggi) ma il disegno e la tecnica sono del tutto occidentali. Un caratteristica peculiare di questa artista è quella di impostare le tavole suddividendole in strette fasce orizzontali e di disseminarle di minuscoli simboli grafici ricorrenti come stelle e le iniziali del suo nome. I colori sono ovattati, smorzati, e creano atmosfere al tempo stesso cupe e intriganti, in netta contrapposizione con onomatopee tridimensionali dai colori più accesi.
Nonostante mi sia piaciuto moltissimo e vorrei che deste un’opportunità a questa graphic novel per scoprire un’artista fenomenale, non mi sento di consigliare Heartbeat indiscriminatamente e a cuor leggero: è una storia molto particolare, tanto macabra quanto (metaforicamente) reale, e riconosco che non sia per tutti.

★★★
Wonderful. *^*



Giant Days 1
Giant Days di John Allison & Lissa Tremain

Edizioni BD  29 Marzo 2017  120 pagine  12,00 €  ITA
In meno di tre settimane di Università Susan, Esther e Daisy sono diventate inseparabili. Per fortuna, perché l'impatto con un mondo di nuovi incontri, cambi di look, ragazzi rapaci, lezioni (ogni tanto), feste dal tramonto all'alba e germi esaltato dal malsano ambiente del dormitorio avrebbe potuto essere letale (okay, forse solo molto fastidioso). Per la prima generazione di universitarie millennials, poi, i problemi non vengono solo dal mondo reale: nella giungla dei social il pericolo è sempre in agguato! Coraggio, fantasia e una buona dose di faccia tosta sono le armi con cui il terzetto affronterà la sfida!
My rolling thought
«Ehi, secondo voi, se non fossimo state vicine di stanza saremmo diventate amiche lo stesso?» «Sì!» «No.» «Oh.»
Esther, Susan e Daisy sono tre matricole universitarie, amiche da poche settimane complice la vicinanza delle loro stanze in dormitorio. Tre ragazze completamente diverse tra di loro ma accomunate da tutte quelle piccole disavventure e tutti quei piccoli drammi tipici di tutti coloro che si affacciano all’età adulta.
Il primo volume di Giant Days raccoglie i primi quattro capitoli della vita universitaria di Esther, Susan e Daisy, e funge da tipico volume introduttivo. Di lezioni se ne vedono (e credo continueranno a vedersene) ben poche — d’altronde ciò che rimane nella memoria di questi anni non sono esattamente le lezioni, ma ben altro — ma non mancano feste di facoltà, feste di compleanno e balli… no, tranquilli, Giant Days non è solo festa come potrebbe sembrare! Seguendo la tipica impostazione da sit-com, le tre ragazze interagiscono con il mondo circostante e la nuova realtà di cui fanno parte potendo fare affidamento l’una sull’altra per risolvere i loro piccoli grandi problemi, siano questi influenze, rotture, primi amori, persone indesiderate che tornano dal passato o cyberbullismo, sessismo e omofobia.
Con umorismo e ironia, John Allison e Lissa Treiman raccontano le nevrosi e i disagi di un’intera generazione, quella sempre connessa ad internet alla ricerca di successo facile o per scoprire di quale malattia mortale si è improvvisamente affetti.
C’è ancora tanto da scoprire ma queste tre ragazze hanno già occupato un posticino nel mio cuore e tra i miei pensieri: Esther, pallida e dark, una vera e propria calamita per guai; Susan, tutta d’un pezzo e dal carattere forte; Daisy, timida, occhialuta e dalla chioma leonina.
I disegni di Lissa Treiman sono molto dinamici e sullo stile cartoonesco, molto espressivo e dettagliato soprattutto per quanto riguarda il character design.
Ve lo consiglio caldamente, soprattutto se siete appassionati di storie che si sviluppano sulla base dell’amicizia tra ragazze (un po’ come Lumberjanes!).

★★★
Awesome! :D

martedì 5 settembre 2017

☞ ASK THE BLOGGER #2 ☜

Ciao a tutti!
E bentornati ♥︎ spero abbiate trascorso delle buone vacanze. Per riprendere la pubblicazione del blog (e affrontare l’ansia da pagina bianca dopo un mese), ho pensato  di scrivere un nuovo post per la rubrica
Ask the Blogger. Un po’ per riprendere il ritmo, un po’ per parlare con voi.
Prima di passare alle vostre domande e alle mie risposte, ho un annuncio e una comunicazione.
ANNUNCIO: Ad Agosto è nata una nuova pagina facebook che si occupa di romanzi per ragazzi. La pagina si chiama LIBRI, SOGNI E ALTRI RIMEDI e vi collaboro insieme ad altre fantastiche ragazze: Denise, Leen e Vanessa. Potete darci uno sguardo e, se vi va e se l’idea vi piace, seguirci. Noi vi ringraziamo dal profondo del nostro cuore. (ノ◕ヮ◕)ノ*:・゚✧
COMUNICAZIONE: Settembre per me sarà un mese terribile. Sto studiando per un esame che avrò a inizio Ottobre ormai già da un mese ed è quel tipo di esame che più si studia, meno sembra di fare passi avanti e più il carico aumenta. Devo concentrarmi su questo esame (perché è uno di quelli importanti) ma voglio riprendere con il blog. La soluzione migliore che ho trovato è quella di pubblicare una volta alla settimana, di martedì, dedicando un post a ogni argomento di cui parlo. La scaletta sarà: Ask the Blogger - Fumetti - Film / Serie tv - Libri. Da Ottobre riprende la normale pubblicazione con due post alla settimana. ⭐︎ Ottobre è il mio mese preferito e ho già pensato a tutto: a una scaletta e ai post e alle attività da proporvi.

Per chi non lo sapesse, Ask the Blogger è una sorta di rubrica che ho inaugurato qualche mese fa in cui mi metto a vostra completa disposizione (nel limite del possibile) per rispondere (quasi) a qualsiasi vostra domanda. Nel primo appuntamento vi avevo chiesto se avevate domande o curiosità su di me per farmi conoscere meglio, questa volta ho voluto concentrarmi sul mondo di Blogger e dei Blog Letterari in generale.
Faccio questo genere di post per avere un contatto più diretto con voi e per scambiare opinioni e pareri, cercando di essere di aiuto o di supporto a qualcuno nel mio piccolo. Per altri potrei essere completamente inutile (!), quindi ci tengo anche a dire che queste sono parole che vengono fuori dalla mia esperienza e dalle mie riflessioni.


LERYNCome riesci a districarti tra i codici html? Sembra tutto complicatissimo.
Il mio segreto nel riuscire a districarmi in questa giungla chiamata Codici Hotmail è… non addentrarmici per niente. Per me sono complicatissimi (anche se persone decisamente più esperte di me ogni volta mi rassicurano che, dopo un po’, ci si fa l’abitudine e si prende la mano) e mi limito ai semplici codici per fare il testo in corsivo, in grassetto e sottolineato, ai link di testo o immagine. Il problema è che, quando combino qualche disastro anche con questi semplici codici (sì, si possono combinare disastri usando anche quattro semplici codici ^^”), devo rompere le scatole a qualcuno per aiutarmi a capire qual è il problema. Sono incapace e non ci capisco nulla, per questo ammiro molto chi si occupa di queste cose! Le mie grafiche, ad esempio, sono sempre molto semplici: le ho sempre realizzate completamente con Paint e giocando con i modelli predefiniti di Blogger. Da qualche anno ho un MacBook e non ho installato Paint, quindi mi arrangio come posso. Non so nemmeno da che parte iniziare a costruire una grafica con dei codici.


CLACCAquali consigli daresti per rendere i lettori di un blog più partecipi e attivi?
Bella domanda. Me la sono posta anche io molte volte e sono arrivata a una serie di riflessioni che, anche se messe in pratica alla fine non hanno reso i lettori del blog più partecipi e attivi, almeno mi hanno aiutato a capire come vorrei fosse questo blog e che taglio dargli, per fare in modo che sia un posto in cui parlare di quello che mi appassiona sempre aperto al confronto e a chiunque voglia lasciare il proprio parere, nonché che mi rispecchi.
La prima domanda che mi sono posta è stata: Come si rendono i lettori più partecipanti e attivi? Risposta: Coinvolgendoli.
La seconda domanda che mi sono posta, di conseguenza, è stata: Come si coinvolgono i lettori? Risposta: Attraverso iniziative o discussioni, chiedendo il loro parere su determinati argomenti per scambiare punti di vista, pareri e idee.
Si può intavolare una discussione con qualsiasi tipo di post, già una “semplice” recensione dà di per sé molti spunti in base a cosa uno ci ha scritto dentro. Andando più nello specifico, ci sono molti post di questo genere che si possono scrivere/proporre, basta rifletterci un po’ su e ne vengono fuori anche di molto originali. Tipici argomenti di discussione sono, ad esempio, perché si preferisce un determinato genere di libri/fumetti rispetto a un altro e perché, perché leggere fumetti, un post interamente dedicato al nostro autore preferito analizzandone anche le tematiche che affronta e in che modo lo fa, la nostra esperienza letteraria nel corso del tempo, ecc. Tutto questo, alla fine, per rivolgere ai lettori le stesse domande dalle quali siamo partiti noi e se condividono o meno ciò che abbiamo scritto.
Le iniziative dovrebbero avere il maggiore riscontro per quanto riguarda la partecipazione dei lettori, e si possono organizzare da soli o con altri blogger. Gruppi di lettura, catene di lettura, maratone di lettura, sfide di lettura… anche qui, con un po’ di ingegno, si riesce a pensare a qualcosa di carino e originale.
Un’altra domanda che mi sono posta è stata come non perdere l’attenzione del lettore, e a questa ho risposto da lettrice di blog. Un blog riceve la mia attenzione e continua a riceverla se propone contenuti vari. Con questo non sto dicendo che un blog di libri/fumetti deve parlarmi anche di cucina o cosmetici (se voglio seguire un blog di cucina o cosmetici, vado alla ricerca di blog di cucina o cosmetici) (a meno che non si tratti di blog di lifestyle, quelli che parlano un po’ di tutto… sì, credo si chiamino così), certo che no! Con varietà intendo che non deve proporre solo recensioni, solo ultime uscite o solo rubriche. Dopo un po’ diventa tutto meccanico e impersonale, so già cosa aspettarmi da quel blog e inizio a seguirlo forse con meno entusiasmo e partecipazione.
Come ho detto all’inizio, purtroppo i lettori del blog non sono diventati più partecipi o attivi rispetto a quando ho aperto il blog. Da un momento in cui si era instaurato un bel rapporto basato su scambio di pareri e opinioni, mano a mano l’interazione è cominciata a scemare. Forse sono diventata meno interessante? C’è qualcosa di sbagliato in quello che faccio di cui non mi sono accorta? Potrebbe essere, non saprei.
Ad ogni modo. Seguendo tutto quello che ho scritto, almeno ho la soddisfazione personale di scrivere sul blog post che mi piacciono e che mi soddisfano, indipendentemente dalla partecipazione.
Una delle cose fondamentali da tenere a mente è che ci sono anche quei lettori che arrivano da noi per caso e quelli silenziosi. Se si riesce a convincere un lettore casuale a dare un’opportunità a un libro/fumetto attraverso quello che abbiamo scritto, si raggiunge l’obiettivo massimo a cui si possa aspirare! I lettori silenziosi sono quelli che, con una mail o un contatto privato, se ne escono un giorno dal nulla e te lo rallegrano dicendo quanto ammirano il tuo lavoro e mostrando il loro supporto. Magari, a conti fatti, non si avranno poi questi gran numeri in fatto di commenti e follower, ma tutto dipende dalle nostre priorità e da quello che è per noi il blog.
Adesso che ho finito, non so se quello che ho scritto risponde alla tua domanda. ^^”


IOLEAvresti dei consigli da dare a chi decide di intraprendere la strada delle recensioni? Mi farebbe piacere anche ricevere consigli su chi è agli inizi con un blog, anche come fare con la grafica... non so dare consigli a chi è alle prime armi. (NOTA: Iole mi ha rivolto queste domande in privato e, siccome mi sembrano un ottimo argomento di cui parlare, le ho chiesto il permesso di poter pubblicare anche qui le sue domande e la mia risposta ampliata e corretta.)
Ogni persona ha il suo metodo per scrivere recensioni (il mio non è più giusto o sbagliato di altri) e persegue obiettivi diversi, rispondo parlando a seconda della mia esperienza e di cosa è più giusto per me.
Potrà sembrare banale ma il primo consiglio che ho da dare è quello di essere sempre sinceri. Se il libro l'hai comprato tu, se te l'hanno regalato o l'hai ricevuto da qualche casa editrice o autore, è importante essere rispettosi verso se stessi, i libri, la casa editrice e l’autore, dicendo con onestà e senza paura quando questi piacciono oppure no. Molte persone si fanno il problema di non voler scrivere una recensione negativa quando hanno ricevuto il libro da una casa editrice o da un autore, o più semplicemente non vogliono farlo perché preferiscono concentrarsi su quelle positive, ma penso che una recensione negativa obiettiva e sincera possa essere di aiuto tanto quanto una positiva, sia per l’autore (di questo parerò qui di seguito) che per un altro lettore (in genere i libri molto discussi sono quelli verso cui si prova il maggiore interesse!).
Con questo mi collego direttamente al mio secondo consiglio: una recensione, sia essa positiva o negativa, deve essere sempre obiettiva. Cosa voglio dire? Ci sono quei libri che piacciono tantissimo e quelli che, purtroppo, non riescono a piacere. Una recensione con toni "da fangirl" (quando il libro è piaciuto) o offensiva (quando non è piaciuto) non è una recensione. Si può fare “fangirling” in altri luoghi o in altri generi di post, ma in una recensione stai “valutando" e considerando il lavoro di una persona, devi mettere in luce i punti di forza e quelli di debolezza di ciò che hai letto, dare consigli (dal tuo punto di vista) per aiutare a crescere e migliorare l'autore senza idolatrarlo o offenderlo.
Questi sono i due consigli più importanti che mi sono venuti in mente. Poi ne ho uno più tecnico, che non riguarda tanto i contenuti ma da dove partire per scrivere una recensione.
Io ho buttato giù uno schema che costituisce l'ossatura di una recensione-tipo e che mi aiuta anche in quei casi in cui sono poco ispirata o non riesco proprio a trovare il piede giusto per iniziare a scriverne una.
Inizio con una piccola introduzione dicendo perché ho letto il libro e se avevo aspettative particolari, quindi se sono state deluse o meno. Faccio un brevissimo riassunto della trama per contestualizzare, altrimenti pezzi della mia analisi potrebbero non avere senso, e poi valuto il ritmo della storia, ovvero come è stata gestita: se l'inizio è lento o incalzante, come procede, se la conclusione è affrettata o “giusta”. Seguo con i personaggi, parlando di come sono stati elaborati e caratterizzati da parte dell’autore quelli principali e, eventualmente, i secondari e/o altri. Mi concentro sull’ambientazione, tenendo conto se l’autore abbia avuto cura nella sua descrizione/costruzione o se presenta qualche particolarità. Se ha uno stile particolare che mi ha colpito (in positivo o in negativo), lo metto in evidenza tenendo conto se ha influito sulla lettura del libro. Avviandomi alla conclusione, valuto come è stata l’esperienza di lettura e quindi concludo riassumendo in poche parole il mio pensiero, se lo consiglio o meno e a chi. Su questa base aggiungo poi commenti e riflessioni “extra”.
Per la seconda richiesta (“dare consigli a chi è alle prime armi”) faccio sempre riferimento a QUESTO POST scritto ormai quasi tre anni fa. Ho pensato e ripensato a un modo per aggiornare quello che ho scritto sull’esperienza maturata dopo tre anni, ma mi sono trovata così (abbastanza) saggia che non ho davvero null’altro da aggiungere. o_o Posso solo dirti che puoi considerare anche le risposte a queste domande consigli che darei a chiunque è alle prime armi.
(La cosa triste è che, dopo tre anni, rimango sempre una schiappa con le grafiche e i codici html. T_T)


ALESSIASegui youtube? Se sì quali suoi i tuoi canali preferiti italiani e stranieri? Sei una grande appassionata di graphic novel, esistono blog italiani che parlano approfonditamente di questo genere di letture? Qual è la cosa che più ti infastidisce del mondo blogger e quale quella che più ti esalta ed emoziona?
Se dicessi che seguo youtube, direi una bugia. Ma anche se dicessi che non seguo youtube, direi una bugia. LOL Seguo youtube molto poco, per me è difficile avere tempo a sufficienza e concentrazione a sufficienza per seguire un video che dura (quando va bene) dieci minuti o (quando va male) venti o anche trenta minuti. Per me è più facile aprire un articolo su un blog e ritornarci in seguito se devo concluderne la lettura. Con questo non voglio dire che non apprezzi youtube, tutto il contrario. Alcune volte penso che mi piacerebbe essere una youtuber per sperimentare ancora di più la mia creatività ma mi vergogno troppo, mi sento stupida e penso di non avere le capacità. Ammiro quella che arriva a me come scioltezza nel parlare davanti a una telecamera di determinate persone.
Qualche anno fa ho iniziato a seguire un paio di canali youtube stranieri, quelli “più famosi”, ma mi sono stufata subito perché (oltre al motivo che ho appena detto) non mi parlavano dei libri che leggevano, ma di quelli che ricevevano. O_O L’unica che mi piace ancora adesso e che penso sia bravissima è ARIEL BISSETT. Di italiani ne seguo solo due e mi ci dedico quei minuti che ci vogliono per vedere il nuovo video la sera (!): CHIBIISTHEWAY di Donatella e READ VLOG REPEAT di Valeria.
Blog italiani che parlano approfonditamente di questo genere di letture?” Beh, oddio. O_O Ci sono siti come Fumettologica, Badcomics o Lo Spazio Bianco, per dirne alcuni. Quando sono alla ricerca di pareri più diretti, mi piace come parlano di fumetti Donatella, Valeria e Clacca (A CLACCA PIACE LEGGERE).
La cosa che più mi infastidisce del mondo blogger è il nascere di inutili e sterili discussioni. La passione per i libri dovrebbe unirci, non dividerci. La cosa che più mi esalta ed emoziona, infatti, è sentirmi legata a determinate persone quando leggono un libro che ho letto anch'io (e viceversa) e poterci parlare insieme.


Sono arrivata (viva?) alla fine di questo post! Spero di aver dato delle risposte sensate e un minimo utili, fatemi sapere. XD Ringrazio le ragazze che mi hanno rivolto queste domande e chiunque abbia letto tutto ciò che ho scritto. Se avete altre domande o ve ne sono sorte altre in base a quello che ho detto, non fatevi il minimo problema e scrivetemi tutto qui sotto nei commenti :) sono a vostra disposizione, a me fa solo piacere. A martedì prossimo. ∼