venerdì 16 giugno 2017

ULTIME LETTURE (pt. II): Natasha Pulley, Jennifer Donnelly, Kenneth Oppel, Kevin Brooks

Ciao a tutti!
Ecco la seconda parte delle mie ultime letture in preparazione di Mare di Libri, la prima potete trovarla QUI. Oggi inizia il festival, io sono in viaggio e non vedo l’ora di arrivare! Spero parteciperete in molti. :)
In questo post vi parlo di L’orologiaio di Filigree Street di Natasha Pulley, Una voce dal lago di Jennifer Donnelly, Il nido di Kenneth Oppel e Bunker Diary di Kevin Brooks. Sono tutti autori che ho letto per la prima volta, anche se conoscevo già di fama Jennifer Donnelly e Kevin Brooks. Se avete altri libri di questi autori da consigliarmi, sono tutta orecchie!


Natasha Pulley

L’orologiaio di Filigree Street » In una Londra vittoriana, Nathaniel è un giovane e modesto telegrafista che, con il suo lavoro, mantiene se stesso, la sorella vedova e i suoi nipoti. Un giorno, di ritorno da lavoro, trova in casa sua un pacchetto con all’interno un pregiato orologio da taschino e, pensando che sia un dono da parte della sorella, lo accetta senza farsi troppi problemi. Quando scopre che l’orologio non è un regalo della sorella e dopo che quello stesso orologio, pochi mesi dopo, lo salva da morte certa, Thaniel decide di andare alla ricerca dell’orologiaio che lo ha fabbricato. L’orologiaio è Keita Mori, giapponese, che grazie alla sua arte riesce a dare vita ad affascinanti e complessi meccanismi, come ad esempio il suo polpo domestico. Da questo momento in poi, la vita dell’ordinario Thaniel verrà completamente stravolta intrecciandosi a quella dello stesso Mori e a quella di Grace, una giovane donna appassionata di fisica che cerca di sfidare le convenzioni del suo tempo.
L’orologiaio di Filigree Street è un romanzo molto ricco sotto molti aspetti (stile di scrittura, caratterizzazione dei personaggi, ambientazione) ma non per quanto riguarda la storia. Questa infatti si mantiene piuttosto tranquilla, non è quel tipo di storia adrenalinica nella quale succedono tante cose sorprendenti, ma c’è comunque quel qualcosa di magico e intrigante nell’intreccio del “mistero” che si svela poco alla volta e che quindi cattura il lettore portando a volerne sapere sempre di più.
Lo stile di scrittura dell’autrice è molto denso ma è anche coinvolgente ed estremamente camaleontico. Natasha Pulley descrive con una minuziosità maniacale e una ricchezza di dettagli luoghi ed eventi, spostandosi nel tempo e nello spazio tra una Londra Vittoriana e un Giappone imperiale. I personaggi sono studiati da ogni punto di vista, molto particolareggiati e ricchi di sfumature. Seguiamo le vicende dal loro punto di vista e ognuno di loro ha la sua personalissima voce e il proprio modo di fare. Lo stile di scrittura si adatta a ciò che sono i personaggi: quando interagiscono tra di loro, ne emergono lucidamente i caratteri come se fossero delle persone reali.
L’unica nota negativa per me è stata nel soffrire di una certa pesantezza dovuta a una storia così tranquilla e una prosa così curata fin nei minimi dettagli ma, nonostante questo, Natasha Pulley è più che promossa. Mi sarebbe piaciuto che venisse dato più spazio al mestiere di orologiaio di Mori, quindi di conseguenza più descrizioni ed episodi, anche estemporanei, legati ai suoi meccanismi (polpi meccanici, pere, uccelli) perché sono un argomento che mi affascina tantissimo.
L’orologiaio di Filigree Street è un romanzo intrigante e affascinante, originale e interessante, con un finale che non mi aspettavo proprio e che mi ha sorpreso. Spero che traducano presto anche il nuovo lavoro di Natasha Pulley, The Bedlam Stacks; è un’autrice da tenere d’occhio.
BOMPIANI • 22 MARZO 2017 • 384 PAGINE • 19,00 € • ITA • ★★★★☆
Non lo so più che cosa stai per dire. Cambi idea troppo spesso.

Jennifer Donnelly

Una voce dal lago » Mattie è una ragazza di sedici anni che vive in un’America di inizio Novecento e che ha davanti a sé delle scelte molto importanti da prendere: da una parte, vincolata anche dalla promessa che ha fatto alla madre sul suo letto di morte, vorrebbe aiutare la sua numerosa famiglia, abbastanza povera e con problemi economici, a mandare avanti la fattoria; dall’altra vorrebbe coltivare la sua cultura, continuare a studiare e andare all’università a New York per poter diventare una scrittrice. Durante uno dei suoi lavori, le vengono affidate delle lettere da Grace Brown, una ragazza che poi sarà ritrovata morta in un lago.
Una voce dal lago è un romanzo che fa molta presa sul lettore sopratutto per via della protagonista Mattie, una voce narrante e una protagonista molto interessante e profonda, ma anche dei salti temporali tra il passato e il presente della protagonista, di questo mistero inerente alla vita e alla morte di Grace Brown, e il modo in cui si ripercuote sulla vita e sulle scelte di Mattie.
Jennifer Donnelly presenta una comunità ricca di personaggi e personalità molto interessanti — anche se non tutti sono stati approfonditi e questo mi ha lasciato con una certa curiosità , che arricchiscono sia il romanzo che il personaggio di Mattie.
Mattie è una protagonista interessantissima, con una grande curiosità, grandi sogni e grandi aspirazioni, forse un filino troppo ingenua, ma anche tanto insicura per via delle sue responsabilità. Ha uno sconfinato amore per le parole: ogni giorno apre il dizionario, sceglie una parola, la impara e durante tutto l’arco della giornata deve riuscire a formularci una frase; inoltre non si tira mai indietro davanti a un duello all’ultimo sangue con le parole con il suo amico Weaver, che si impegna con tutte le sue forze per diventare un avvocato, in cui i due si sfidano a chi riesce a trovare più sinonimi di una parola. Questo amore per le parole si riflette anche sulla struttura del libro perché i capitoli ambientati nel passato si aprono proprio con la parola del giorno di Mattie, e l’evento che poi viene narrato nello stesso capitolo è in qualche modo inerente al suo significato.
È un romanzo ben scritto e molto, molto scorrevole, per certi versi mi ha ricordato L’evoluzione di Calpurnia di Jacqueline Kelly, un libro che ho amato tantissimo (QUI). L’unico grande problema per me è il finale: si risolve tutto molto velocemente e mi ha lasciato abbastanza spiazzata perché è come se venissero annullate tutte le preoccupazioni di Mattie sulle conseguenze derivanti dalla scelta che compierà.
MONDADORI • 20 SETTEMBRE 2016 • 326 PAGINE • 11,00 € • ITA • ★★★½☆
Quando scrivi usi ciò che è dentro di te. È quella la tua voce. La tua vera voce.

Kenneth Oppel

Il nido » Nella famiglia di Steve, dodici anni, arriva un fratellino che purtroppo ha gravi problemi di salute. I genitori trascorrono intere giornate presso diversi ospedali consultando tutti i medici che possono nella speranza di poter aiutare il piccolo, mentre Steve e sua sorella minore rimangono a casa con la loro giovane baby-sitter, una studentessa universitaria. Una notte Steve ha un sogno: la regina delle vespe gli propone di riparare i problemi del fratellino, basta solo che dica sì.
Il nido di Kenneth Oppel è per certi versi un libro bizzarro: inizia in modo molto innocente, con la narrazione delle difficoltà della famiglia di Steve e lo stato di ansia, preoccupazione e terrore per le sorti del nuovo arrivato in cui versano tutti i membri della famiglia, per poi prendere una direzione del tutto surreale, a metà tra realtà e sogno.
Questo confine tra realtà e sogno va sempre più assottigliandosi, è un confine labile, sfumato, che ci fa domandare e mettere in dubbio quello che stiamo leggendo, se sta accadendo veramente o è solo nella testa di Steve. Da questo punto di vista, Il nido è un romanzo che lascia molto all’interpretazione del lettore, in base al tipo di lettura che fa e nel modo in cui recepisce e metabolizza gli eventi narrati. È quel tipo di libro che cambia da lettore a lettore e che può avere diverse interpretazioni, tutte ugualmente valide e accettabili.
L’autore è stato eccellente nel riuscire a legare insieme una realtà costruita in un modo così complesso e delle tematiche particolarmente difficili con uno stile di scrittura limpido e diretto. Kenneth Oppel mette il lettore davanti ai problemi che ogni famiglia può ritrovarsi a vivere, da quelli più piccoli ma comunque motivo di preoccupazione a quelli di una certa portata come può essere la rara malattia che colpisce un figlio e verso la quale ci si sente del tutto impotenti; dell’importanza che ha la vita di ogni essere umano, se c’è qualcuno che può decidere se e quando questa può finire, e della dignità che ognuna merita; del potere delle promesse, se una volta pronunciato quel sì questo diventa vincolante senza possibilità di poter tornare indietro; dei mostri che popolano la vita di una persona, quelli sconfitti e quelli da sconfiggere, e di come aver superato quelli vecchi possa aiutare ad affrontare i nuovi.
Le illustrazioni di Jon Klassen mi hanno ricordato molto quelle di Jim Kay per Sette minuti dopo la mezzanotte, in bianco e nero, vivide e con quel tocco inquietante.
RIZZOLI • 20 OTTOBRE 2016 • 252 PAGINE • 16,00 € • ITA • ★★★½☆
Siamo qui per aiutare.

Kevin Brooks

Bunker Diary » Linus è un ragazzo di sedici anni che vive per strada. Un giorno, dopo aver prestato soccorso ad un uomo cieco, viene rapito e rinchiuso in un bunker sotterraneo asettico e senza vie di fuga arredato per sei persone. Lui è il primo ma, nei giorni successivi al suo rapimento, viene raggiunto dagli altri cinque. Tutti sono prigionieri di questo strano personaggio, estremamente sadico e subdolo, che li ha rapiti assumendo di volta in volta un aspetto diverso e che vuole giocare con le loro vite. Linus racconta la sua storia e quello che succede al gruppo in un diario del bunker, su uno dei sei taccuini presenti in ogni stanza.
AVVERTENZA: Bunker Diary è un romanzo per ragazzi ma è un libro forte, crudo, claustrofobico, doloroso, che non lascia nessuna speranza a chi legge. È doloroso, estremamente doloroso, e fa male. Tutta la cattiveria che c’è in questo libro non la ritroverete mai in un libro per adulti.
In sé è una storia che non mi è piaciuta per niente perché è una situazione in cui nessuno vorrebbe ritrovarsi. Mi ha messo su davvero tanta ansia perché continuavo a pensare a cosa avrei fatto io, a come avrei reagito e a quale appiglio mi sarei aggrappata per andare avanti, se mi sarei aggrappata a qualcosa per andare avanti.
Le sei persone che vengono rapite e recluse nel bunker appartengono a fasce di età e di estrazione sociale diverse e ognuno reagisce in modo diverso: c’è chi cerca di affrontare la situazione con la logica e chi va fuori di testa. Ed è allucinante il modo in cui, dopo poco, riescano comunque ad organizzarsi in una routine, dividendosi i compiti, anche in una situazione al limite come questa, simbolo di come la razza umana per istinto di sopravvivenza tenda sempre a riunirsi in una comunità.
È davvero un incubo, un incubo mostruoso. Pensate ad una situazione in cui c’è una telecamera che sorveglia ogni vostro più piccolo movimento e che non vi lascia alcuna privacy, ogni vostra conversazione è ascoltata, le vostre paure più intime sono nelle mani del vostro rapitore; il vostro tempo è quello che stabilisce l’orologio, può ingannarvi accelerando o rallentando; l’ascensore è il vostro signore, può essere benevolo e rifornirvi a sazietà di cibo o lasciarvi per una settimana a morire di fame; se tentate la fuga, aspettatevi di essere puniti con acido, scosse elettriche, rumori assordanti, gelo artico o caldo africano, se vi va bene; l'errore di uno è l'errore di tutti; se avete qualche richiesta, un grazie può fare miracoli.
Nonostante sia un libro che parla di vicende che non mi sono piaciute per niente, che non lascia neanche il più piccolo barlume di speranza, così opprimente e angoscioso, non posso fare a meno di apprezzare Kevin Brooks per averlo scritto. Bunker Diary è uno scossone bello forte, non siamo abituati a libri come questo che ci dicono con efferato cinismo che nel mondo non c’è speranza perché cerchiamo disperatamente sempre il lieto fine ma gli esseri umani sono anche così cattivi, inutilmente cattivi, e Kevin Brooks lo mostra nella maniera più crudele possibile. Le situazioni descritte nel libro trascendono il libro stesso, è tutto una grande metafora per parlare del mondo, della cattiveria e della crudeltà di chi lo abita, della sua follia.
PIEMME / PICKWICK • 30 MAGGIO 2017 • 277 PAGINE • 9,90 € • ITA • ★★★★☆
A parte quello, però, va tutto bene.

11 commenti:

  1. Kevin Brooks è un autore che mi ispira molto, ma penso che comincerò da Naked quando arriverà il momento di leggere qualcosa di suo.
    Però anche questo e iBoy sono segnati nella mia wishlist.

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    1. Se leggi Naked e iBoy, fammi sapere! Devo scegliere quale altro suo romanzo leggere dopo Bunker Diary e ho bisogno di consigli. :3

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    2. IBoy io lo consiglio a tutti, diversissimo da Bunker Diary ma sempre d'effetto. Però fa meno male.

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    3. Grazie per il consiglio! :D

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  2. Bunker Diary mi intriga moltissimo, in quanto mi piacciono le letture belle forti, che colpiscono in maniera pensante, come un pugno dritto in faccia.
    Il nido non lo conoscevo, ma vado ad informarmi un po' meglio.

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    1. Allora Bunker Diary fa proprio al caso tuo. :)
      Buone ricerche!

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  3. Ciao! Tutti titoli molto interessanti! Sono molto curiosa di leggere una voce dal lago!

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    1. Ciao! :)
      Una voce dal lago è una lettura ipnotica, non si può fare a meno di leggere e andare avanti per sapere cosa ne sarà di Mattie.

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  4. Veronica!!!!! Ciao!
    Io ho letto l'orologiaio di Felegree street in inglese e mi è piaciuto un sacco anche se in inglese è molto difficile e alcune cose me le sono un po' perse (vedi con esattezza le abilità di Morì), ma a mia discolpa credevo che non lo avrebbero mai tradotto e l'ho comprato in Inghilterra a caso.
    Comunque sono d'accordo con la tua recensione, a parte quel colpo di scena che io non mi aspettavo minimamente (forse colpa della lingua originale di nuovo?) la storia procede un po' lenta, diciamo che ho avuto la sensazione ch3 mancasse qualcosa per essere davvero completo. A quel punto si sarebbe preso 5 stelle di puro amore ❤.
    Complimenti, come sempre!

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    1. Ciao Alic!
      Io l'Orologiaio l'ho scoperto proprio grazie a Mare di Libri, zero pubblicità né altro dalla Casa Editrice. .____.
      Ti faccio i miei complimenti per averlo letto in inglese o_ò penso che non ci sarei mai riuscita. Magari, se ne hai la possibilità, rileggiti qualche pezzo in italiano così fai chiarezza sui punti che ti sei persa. :D
      Comunque l'autrice ci ha detto che è in uscita un prequel e sta scrivendo un sequel, quindi le mancanze che hai avvertito potrebbero essere colmate. :3

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    2. YAY sequel e prequel! <3 <3
      Ammoooore

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Ti ringrazio per il tuo pensiero. ♡